Terribili due anni

Oggi ho scoperto il blog di mammachecasino e c’era un post intitolato “Dov‘è finito il mio bambino buono?”. Prima ancora di leggerlo, ho pensato a quante volte negli ultimi tempi mi sia capitato di farmi questa domanda… 
Fino a poco prima del secondo compleanno conoscevo un bambino dolcissimo, calmo, che passava ore a disegnare, che riusciva a fare lo stesso gioco per tanti tanti lunghi minuti, restando addirittura seduto.
Da un po’ le cose sono cambiate, il bambino che conoscevo non ha mai smesso di essere buono, dolce, affettuoso, è solo cresciuto e ha una gran voglia di dire la sua. Il guaio è che la sua è quasi sempre “no”!
E poi è scatenato: ha bisogno di correre, saltare, di scaricare la sua adrenalina in giro, di buttare giù i cuscini dal divano per farsi lo spazio necessario a saltare. Insomma un vulcano inarrestabile. 
Bello bellissimo, divertente, se non fosse che i disastri che combina devo rimetterli a posto io!
E poi ci sono le crisi isteriche quando qualcosa non va come dice lui.. Sin da quando era piccolo, ho sempre cercato di non esporlo a condizioni di stress, cercando di non aspettarmi troppo da lui, cercando di guardare sempre le cose dal suo punto di vista prima che dal mio. E funziona quasi sempre. I problemi nascono dalla sua voglia di fare tutto da solo. E’ in una fase in cui non vuole dipendere da nessuno: vuole versare il latte da solo nel biberon, vuole lavarsi da solo, vuole infilare mutande e pantaloni da solo (non vi dico che risate!), vuole mettere il dvd nel lettore, vuole lavarsi i denti da solo(l’altra sera lo spazzolino è finito irrimediabilmente nel buco del lavandino) e vuole fare tante altre cose che non riesce a fare e allora sono guai.
Insomma sono questi i terribili due anni? Penso proprio di si… Penso che dedicherò una etichetta a questo argomento così quando avrò qualche episodio carino da raccontare, saprò come etichettarlo.
Devo ammettere che a volte è snervante, ma spesso è divertente e sicuramente stimolante, mi spinge a cercare sempre nuove soluzioni, ad impegnarmi di più nel cercare di costruire un rapporto di fiducia e rispetto col mio piccoletto.

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