Nasciamo già maschi e femmine o ci diventiamo?

Quando sono nati i gemellini della mia amica L. un maschietto e una femminuccia, mi sono chiesta “se andassero a vivere su un’isola deserta senza alcun condizionamento, diventerebbero comunque lui maschio e lei femmina, come li intendiamo noi?”
Quanto conta il condizionamento dei giochi “adatti”, l’educazione, le correzioni sociali e quanto c’è di reale inclinazione maschile o femminile in ognuno di noi.
Siamo diversi. Questo è certo. Ma una componente maschile e una femminile spesso convivono in noi e a volte non ce ne accorgiamo, altre volte lo sappiamo e ce ne facciamo una ragione.
Io per molto tempo mi sono sentita una specie di lady oscar, mentre mia mamma cercava di coinvolgermi nelle sue attività io sentivo di essere più interessata ad osservare mio padre che smontava una vecchia radio e cercava di metterla apposto oppure lo seguivo nei pub a vedere le partite di calcio della nostra squadra preferita, quando ancora erano posti poco adatti alle ragazzine.
Ho lasciato che questo lato maschile di me trovasse il suo spazio. E ho sempre desiderato un figlio maschio, perché pensavo di poter avere maggiore empatia con un bambino che con una bambina a cui magari piacevano le mollettine tra i capelli e io non sapevo nemmeno dove comprarle.
Forse è stata la maternità a sopire quel lato maschile (difficilmente ho trovato il tempo di seguire la mia squadra del cuore in questi 2 anni!), a rendermi davvero donna. So che è una banalità a dirsi, ma la nascita di Filippo ha tirato fuori una femminilità che mi ha sorpreso.
Ho un figlio maschio e mi chiedo spesso come posso aiutarlo ad esprimere liberamente le sue inclinazioni senza condizionamenti, a tirare fuori la sua vera natura. 
Quando mi sono accorta che mostrava interesse per la cucina gli ho comprato senza farmi alcun problema le sue adorate pentoline, aveva 11 mesi e sono ancora oggi compagne della sua vita. 
Certo da un po’ di tempo e senza alcuna forzatura esterna, ha cominciato ad appassionarsi alle macchine, ai vari attrezzi da lavoro (cacciavite, chiave inglese, pinza, martello..) insomma ha iniziato a tirare fuori dei gusti più maschili, ma parallelamente anche una infinita dolcezza. Vedo che inizia a prendersi cura dei suoi peluche diversamente da come faceva prima e se vede qualcuno che piange (anche solo su un libro), lui lo accarezza dolcemente e gli dice “non piangere più, ci sono io”. 
Da quando lo conosco, sono sempre più affascinata da quello che tira fuori, non sono mai paga di osservarlo e ascoltarlo.
Spero che da grande diventi quello che vorrà essere! 
 
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