Preghiera per un’amica

Quando l’ho conosciuta mi sembrava folle la sua idea di vivere lontano dal suo compagno solo per preservare la sua cultura, i suoi usi, i suoi costumi. Forse infondo lo penso tutt’ora, ma inizio a capirla.
Ha 34 anni, 2 figli, uno in arrivo. E’ egiziana.
Suo marito vive in Italia da 15 anni, perfettamente integrato, lavora onestamente, vive onestamente.
Da solo.
La sua famiglia vive in Egitto, 100 km da Il Cairo. Lei vuole che i suoi figli vadano a scuola in Egitto (visto il livello della nostra scuola, come darle torto, ma non è questa la sua motivazione), vuole che crescano conoscendo e amando le loro tradizioni, permeandosi della loro cultura, perché solo così forse potranno amarla davvero e rispettarla. Questo posso capirlo, voi no?
Ma ogni anno questa splendida famiglia si riunisce nei mesi estivi, o in prossimità di lieti eventi, come questa volta, per la nascita del bambino. Si, perché se nasce in Italia ha maggiori possibilità di avere i documenti che gli consentono di tornare a trovare il padre quando vuole.

Era tutto organizzato da mesi, il suo ritorno qui a Roma e quello di Mosè (4 anni). Fatima(6 anni) che frequenta il primo anno di scuola sarebbe rimasta con la nonna e le zie, per finire la scuola e fare gli esami (che si fanno ogni anno).
Ma la situazione in Egitto è precipitata senza che nessuno lo avesse previsto e non se la sono più sentita di lasciare Fatima lì, così Fatima è qui, con la sua famiglia, con la mamma che si affanna a dargli lezioni affinché non perda l’anno. Con la mamma che si sente in colpa e ha paura che una volta nato Said, non avrà tempo ed energie per fare la maestra a Fatima e a Roma la scuole egiziana (che è diversa da quella araba) non c’è.
In realtà questa per lei, è la quarta gravidanza andata a buon fine: prima di questi, la sua splendida Afef sfuggita al suo controllo per un attimo, è morta colpita da un’auto che faceva retromarcia. E’ stato terribile stare vicino al padre, la sera dell’accaduto mentre aspettava di partire il giorno dopo per l’Egitto, un padre che piange e prega e non può nemmeno stringere tra le sue braccia il corpicino di sua figlia. Una disperazione che trova presto la sua consolazione nella fede, una fede solida, forte, invalicabile, la volontà di Dio contro la quale nulla si può, solo accettarla. E pensare che già 3 gravidanza erano andate male prima di questa, eppure finalmente sono arrivati Fatima, Mosè e adesso se Dio lo vuole, anche Said, che significa Felice.

E’ appena iniziato l’ottavo mese, ma Said ha fretta di nascere e forse nascerà prima del tempo, Dio ti prego, fa che stia bene.

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