Intelligenza Emotiva – Quattro tipi di genitore

Avevo iniziato a parlare qui del Libro “Intelligenza Emotiva”, mi ripropongo di raccontarvi ogni venerdì una nuova puntata sull’argomento. Se vi va di commentare, l’invito è aperto sia a chi conosce bene l’argomento, ma anche a chi come me ci si avvicina per la prima volta.
Il libro distingue quattro tipi di genitore:
genitore noncurante – tende a sminuire i sentimenti del bambino, utilizza frequentemente la distrazione come mezzo per mettere a tacere le emozioni del figlio allo scopo di farle scomparire in fretta 

genitore censore – giudica e critica le emozioni negative del figlio, enfatizza la necessità di conformarsi ad uno standard di comportamento (per cui certe emozioni o certe manifestazioni emotive sono bandite!) 

genitore lassista – offre conforto al bambino nel momento in cui prova sentimenti negativi, ma offre scarse indicazioni sulla loro gestione 

genitore allenatore – valuta l’emozione negativa del figlio come un’occasione di intimità,  è consapevole delle emozioni del figlio e dà loro un valore, riconoscendole come un’occasione per: 

– stare ad ascoltare il figlio 

empatizzare con parole affettuose e tranquillizzanti 

– aiutare il bambino a dare un nome all’emozione che prova 

– offrire una guida per padroneggiare l’emozione 

porre dei limiti ed insegnare modi accettabili per manifestare le emozioni 

– trovare sistemi per risolvere i problemi 

E offre un test molto articolato per valutare che in che percentuale si è genitori di un tipo piuttosto che di altro. Ho fatto il test e il risultato è molto articolato, come è normale che sia. In me convivono più tipi di genitori, ora vi racconto come. 

La me noncurante è quella che vuole che le emozioni di negative di mio figlio scompaiano in fretta. Sempre che le deve provare, perché come ogni brava mamma vorrei che fosse sempre felice. Ma esiste un’idea più sciocca di questa? Lo sappiamo bene che la vita offre una varietà di circostanze e di emozioni ad esse connaturati tale che non saremo mai solo felici. E allora perché invece di negare ai nostri figli la possibilità di provare emozioni negative, non insegniamo loro ad affrontarle e a gestirle e a viverle come un momento di arricchimento? 

La me censore, non accetta certe manifestazioni (mi riferisco a saltelli, urla, capriole e tutto quello che è connesso a certe crisi isteriche tipiche dei Terrible Two, che se ho capito bene in base a tutta questa teoria che vi vado a snocciolare, diventeranno Meravigliosi, ma vediamo di arrivarci per gradi, semmai ci arriverò!) soprattutto se pubbliche (ovvero con spettatori, leggasi centro commerciale, uscita asilo nido, ecc…). La chiave su cui devo agire è quella che non tutti i comportamenti sono accettabili, ma tutti i sentimenti lo sono, quindi va bene censurare certi comportamenti, ma poi cercare con lui di analizzare i suoi sentimenti riconoscendone il valore e cercando di spiegargli come gestirli. 

La me lassista (che brutto ‘sto termine) accetta empaticamente le sue emozioni, offre sostegno, ma difficilmente offre una guida su come trattare le emozioni negative (se no, sarei già un genitore allenatore…) 

Per fortuna o per merito in parte lo so, sono anche un po’ genitore-allenatore:  riconosco e rispetto le sue emozioni e riconosco che i suoi momenti no, sono un’occasione per fargli sentire che gli sono vicina, ma soprattutto per capirlo meglio. I suoi momenti di difficoltà emotiva sono i momenti per stargli vicino, empatizzare con lui, aiutarlo a dare un nome all’emozione che prova. Accetto le sue emozioni, ma pongo dei limiti ai suoi comportamenti definendo ciò che è accettabile e ciò che non lo è. 

Ma essere un genitore allenatore va oltre la semplice accettazione dell’emozione, esserlo significa porre dei limiti nei confronti di comportamenti inaccettabili, insegnare ai figli come regolare i sentimenti, trovare adeguate valvole di sfogo.
Ma per accettare i loro sentimenti negativi, credo che il primo passo sia accettare le nostre emozioni negative e io devo ancora fare mooolta strada in questo senso.
Alla prossima…

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