"La mia prima festa della mamma" di Irene

Ospitiamo il post di Irene che partecipa al giveaway di MammaMoglieDonna:

Alessandro ha 4 mesi e mezzo.  È nato un freddo giorno di dicembre, anche se io in realtà ero chiusa nel caldo stordimento della maternità e non è che mi accorgessi molto di quello che c’era fuori, perché ero concentrata su quello che mi stava succedendo.
Per  me non è andata come tante mamme raccontano. Non è stato amore a prima vista, il classico colpo di fulmine. Certo, era bellissimo ed ero affascinata da quel piccolo essere che mi aveva invaso la vita, trasformandola in una giravolta impazzita, che aveva colonizzato il mio corpo per nove mesi e lasciato su di esso segni indelebili  (e il bello era appena cominciato!). Quel piccolo miracolo della natura, che io e mio marito abbiamo creato insieme e che era metà me e metà lui (e qualcosa in più) e si era piazzato esattamente in mezzo a noi. Quella piccola sirena che comunicava esclusivamente piangendo, che spesso aveva mal di pancia e ce lo diceva, forte e chiaro, e che rendeva impossibile sapere cosa sarebbe successo della mia vita di lì a un’ora. Figuriamoci pensare a mangiare o dormire. Quel piccolo e indifeso bambino che si è ammalato a un mese e il mio cuore si è spezzato, così come la mia percezione di poter essere una brava mamma. Insomma, i primi due mesi mi ero completamente persa, troppo presa a cercare me stessa e la mia identità per aggiungerci la nuova etichetta di mamma.
Poi una mattina mi sono svegliata: era una bella giornata di febbraio e il sole faceva capolino da dietro la tenda. E mi sono accorta che non vedevo l’ora che Alessandro si svegliasse. Avevo voglia di prenderlo in braccio, affondare il naso nel suo collo liscio, morbido e inspirare forte il suo odore di neonato. Avevo voglia di occuparmi di lui, di prendermi cura di lui e ho pensato per la prima volta che non era quello che DOVEVO  fare, ma era quello che VOLEVO fare. Non era più un fardello che la società, il mio senso del dovere, la mia famiglia si aspettava da me, era una cosa che avevo voglia di fare, davvero. Credo che da quel momento ho cominciato, lentamente e inesorabilmente, a innamorarmi di mio figlio. Una storia d’amore bellissima, che inspiegabilmente non mi ha allontanato da mio marito, ma ha moltiplicato l’amore che si respira in casa. Ha intensificato gli sguardi che ci rivolgiamo. È bello sentire che anche Alessandro si nutre del forte amore che ci lega e che lo ha creato. È un cerchio che si è allargato e dove tutti trovano il loro posto, si accomodano e stanno bene. È un essere completa che appaga, fa stare bene. Come tutte le storie d’amore mi accorgo di essere nel primo periodo dove c’è un’overdose di benessere e sto bene, così bene che non vorrei mai lasciare il mio bimbo. Me lo trascino dietro dovunque e devo richiamare la mia parte razionale e il mio buon senso per tenermi a bada e pensare anche al futuro, perché, ne sono dolorosamente consapevole, non potrà essere per sempre così. È giusto che il mio bimbo cresca. Piano piano si renderà autonomo da me. Dovrò tornare a lavorare. Ma in questi giorni annego nella beatitudine della nostra vita insieme, che ci vede praticamente  inseparabili e al dopo ci penserò…dopo!! Il mio essere mamma si costruisce giorno dopo giorno: vedere le sue piccole, bellissime conquiste mi fa sorridere e provare emozioni che non avrei mai immaginato di poter raggiungere, guardarlo e ricambiare il suo sorriso mi fa volare su una nuvola e quello che sarà domani non lo so, ma so che Alessandro ha ingrandito il mio cuore, la mia capacità di amare, arricchendola con un nuovo sentimento sconosciuto, puro, che mi guiderà nella nostra vita insieme.
Irene

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