L’esperienza di Francesca – una nuova finestra sul mondo del rapporto con i miei figli –

Oggi ospitiamo mamma Francesca e la sua esperienza nell’esplorazione dell’intelligenza emotiva. Leggete il suo racconto e commentate quanto volete. Francesca ci ha raccontato la sua esperienza affinché potessimo discuterne insieme e confrontarci. 

Da qualche mese mi si è aperta una nuova finestra sul mondo del rapporto con i miei figli e della loro educazione. Una finestra da cui posso vedere un altro panorama e soprattutto un orizzonte diverso.
Merito di chi? Di cosa?
Intanto una discreta motivazione a capire se potesse esserci una strada diversa e meno faticosa per aiutare i miei figli (ma anche noi stessi genitori) in questo cammino che accompagna un figlio verso l’adultità.
Guardandomi intorno ho capito che tanti altri genitori sono più o meno disorientati come mi sentivo io.
Per questo “mi sono imbattuta” nella Scuola per genitori della mia città . Non sapevo cosa fosse, ma qualcuno me ne aveva parlato. Mi sono informata e ho scoperto che, circa sette anni fa, a Vicenza, la Confartigianato, proprio per venire incontro alle tante difficoltà dei genitori, si è inventata questa cosa straordinaria che prende il nome di “Impresa Famiglia”, organizzando delle vere e proprie Scuole per genitori che sono state poi esportate in altre città d’Italia (credo che ora siano circa una trentina).
Significa che i genitori vanno a scuola. Di sera; quattro o cinque volte l’anno, incontrando vari esperti che trattano tematiche inerenti l’educazione dei figli. A questi incontri segue sempre un dibattito e un confronto estremamente utile.
In una di queste serate ho ascoltato e conosciuto Rosanna Schiralli. L’argomento dell’incontro era “Come preparare ai figli la valigia della sicurezza”. 
Ero senza dubbio incuriosita da questo titolo, ma non avrei mai pensato che gli argomenti mi avrebbero preso così tanto.
Questa psicologa ci ha parlato soprattutto delle nuove scoperte delle neuroscienze, introducendoci appunto in un mondo inedito circa la relazione con i nostri bambini e con i nostri ragazzi. Ci ha spiegato che, per preparare la “valigia della sicurezza” occorre che sin da quando un figlio è appena nato, i genitori si sintonizzino nel modo adeguato con il proprio piccolo, attraverso continui e regolari rispecchiamenti dei suoi bisogni. Ci ha detto  che, se vogliamo realizzare una sintonia emotiva valida, è necessario, da subito, offrire al bambino accoglienza e confini (regole). A questo proposito ha riportato i recenti risultati delle ricerche sul funzionamento e lo sviluppo del cervello dei bambini e degli adolescenti.
Una scoperta straordinaria, appurata con la Risonanza magnetica funzionale e con la Tomografia a emissioni di positroni (Pet),  è che un bambino che, sin da neonato, riceve accoglienza e regole (e perciò una educazione basata sulla sintonia emotiva) ha un cervello che funziona meglio e si sviluppa meglio per numero e qualità dei neuroni. Infatti si è visto che il cervello di quel bambino ha più attivi i lobi frontali, coinvolti nella produzione delle sostanze della calma e del benessere come la dopamina (sostanza della motivazione), l’ossitocina (sostanza della calma), la serotonina (sostanza del buonumore) ed altri particolari mediatori chimici.
Al contrario, in assenza di empatia e di adeguati rispecchiamenti, il cervello di quel bambino ha più attivi i lobi frontali che sono coinvolti nella produzione delle sostanze dello stress, come, per esempio, il cortisolo.
Quello stesso bambino rimarrà intrappolato nella pulsione, che vuole l’appagamento immediato (“voglio tutto e subito”), non essendo in grado di trasformare la pulsione in qualcosa di più modulabile, gestibile e differibile.
I soggetti che ricevono invece rispecchiamento e regole piano piano, grazie a questo tipo di educazione emotiva sintonica, non solo svilupperanno l’empatia, ma costruiranno dei filtri che consentiranno loro di affrontare e sopportare le frustrazioni e di trasformare quindi la pulsione in emozione (più differibile, gestibile, modulabile).
La Schiralli ci diceva che questo è il motivo per cui in questa nostra epoca molti ragazzi sviluppano dipendenze (da sostanze, da alcool, da cibo, da rischio, da computer e altro ancora): rimangono intrappolati nella pulsione che vuole l’appagamento immediato e non riescono a trasformare la pulsione in un’emozione (più gestibile e modulabile).
Quindi: Le regole fanno bene al cervello, se unite, ovviamente ai rispecchiamenti, alla condivisione e all’empatia.
Oggi la genitorialità è caduta a picco e sono troppi le mamme e i papà che non sanno dire di no e che sono spesso tiranneggiati dai figli come fossero dei piccoli imperatori.
Ma poi, i piccoli imperatori…crescono e, nell’adolescenza, se non sono stati contenuti mai, quando incontreranno inevitabilmente le prime frustrazioni della vita, se nella valigia della sicurezza non troveranno l’attrezzatura adeguata (come dire, se non sono stati “vaccinati”), è molto più facile che, per sopportare l’angoscia che deriva dalla frustrazione, vadano a cercare all’esterno le stampelle su cui sostenersi (alcool, droga, cibo, ecc…). Il loro cervello è abituato a produrre soltanto sostanze dello stress e non della calma e della regolazione.
Inoltre la Schiralli ci ha riferito di un’altra scoperta straordinaria recentissima relativa sempre al cervello dell’uomo (e quindi dei bambini da quando sono appena nati): una nuova tipologia di neuroni, detti “specchio”, che permettono a tutti noi di entrare in relazione con gli altri, riconoscendo il significato delle azioni e delle emozioni altrui. Queste “antenne” sono presenti nell’essere umano fin dai primi mesi di vita (siamo programmati per connetterci), permettendo ai neonati di “leggere” nella mente di chi li accudisce, assumendo il loro punto di vista e modulando i propri stati mentali sui loro: «È come se vedessero e sentissero attraverso gli occhi e le orecchie dei genitori…Per questo, una buona educazione, foriera di autonomia, autostima e benessere, passa attraverso una buona sintonizzazione e continui rispecchiamenti di quanto il bambino sente e prova in quel momento: un vero e proprio gioco di specchi attraverso il quale il bambino sente che la mamma (o il papà) sente quanto lui sta sentendo e percependo in quell’istante. Un neonato, pur non sapendo di esistere, sa di essere fin dai primi giorni di vita». (tratto da “Mio figlio mi legge nel pensiero).
Insomma sarebbe davvero lungo spiegare tutto.
Comunque poi io mi sono letta tre libri di questi autori (“Le emozioni che fanno crescere”; “Mio figlio mi legge nel pensiero”; “Nuovi adolescenti, nuovi disagi”) e mi sono letta gli articoli pubblicati sul loro sito www.educazioneemotiva.it.
La lettura di questi testi mi ha permesso di approfondire le tematiche trattate in quella serata di Scuola per genitori e soprattutto ha dato a me e a mio marito la possibilità di trovare una strada meno faticosa per educare i nostri figli: dare rispecchiamento e regole, anche se all’inizio comporta di dovere dedicare un po’ di tempo ai bambini e ai ragazzi, poi però, alla lunga paga. E paga tanto. Si vive tutti meglio, più tranquilli e più contenti. Sembra quasi che la serotonina e l’ossitocina vengano prodotte da tutta la famiglia insieme (forse in un certo senso è proprio così, no?) e quindi si respira un’atmosfera senz’altro migliore e più serena.
Grazie a queste letture stiamo cercando di imparare come si allenano i neuroni specchio dei nostri figli, affinché loro possano imparare a mettersi nei panni degli altri. Stiamo cercando di capire come ci si sintonizza sulle frequenze dei figli nella pratica (ci sono delle vere e proprie istruzioni per l’uso o regole d’oro). Soprattutto mi piace il fatto che quello che viene scritto non è il parere dell’esperto di turno, ma il frutto di ricerche e scoperte scientifiche che non possiamo a questo punto ignorare.
Insomma, mi piacerebbe dirvi tante altre cose, ma anche confrontarmi con voi su queste tematiche.
Credo che dovremmo tutti considerare l’importanza di rivalutare il fattore empatia, l’intelligenza emotiva, se vogliamo invertire la rotta educativa.
Mi piace lasciarvi con un paio di cose che ho appreso da questa lettura:  noi genitori (ma anche gli insegnanti e gli educatori in genere) siamo i piloti dell’aereo e per questo non dobbiamo mai abbandonare la cabina di pilotaggio, soprattutto quando ci sono le turbolenze. Se abbandonassimo il posto di guida, infatti, andando a chiedere aiuto ai passeggeri (i figli) e invitandoli a guidare loro, i passeggeri morirebbero dalla paura e sarebbero convinti di stare per precipitare. Purtroppo oggi questo avviene sempre più spesso nelle famiglie: sono i figli a pilotare l’aereo. Ma quell’aereo è un aereo che sta facendo un volo importante: il viaggio di un figlio verso l’adultità. E’ un viaggio lungo, affascinante, ma a volte faticoso, che richiede competenza, accoglienza, pazienza e fermezza.
Un’ultima cosa ho letto che mi è piaciuta: i figli sono come le navi. In porto si sentono più sicure, ma non sono state costruite per questo scopo. Sono state progettate per viaggiare, anche quando le acque sono agitate, Poi, ogni tanto, tornano in porto a riposare e fare rifornimento.
Grazie per avermi ascoltato. Ora che ho scoperto questo blog, mi sento meno sola.
Francesca

25 Comments

  • mammadifretta ha detto:

    tocchi una tematica interesante, su cui sono molto ferrata e su qui ho incominciato a scrivere una serie di post, qui il primo http://www.mammadifretta.com/2011/05/posso-dire-di-aver-preso-ogni-metodo.html, io i primi quattro anni mi ci sono dedicata in maniera assidua, e devo dire di aver raggiunto buoni (ottimi secondo le maestre) risultati, a volte devo “tirare” le redini un pò di più, ma posso dire che mia figlia ha rispetto dei suoi genitori, e che basta una voce dalla tonalità un pò più alta per riportarla in sè. I sentimenti di rabbia vanno incanalati, è necessario che i bambini imparino a gestirli. A incnalarli verso azioni poaitive, dopo averti letto anche io mi sento meno sola. 😉

  • CosmicMummy ha detto:

    è molto interessante quello che scrivi. l’asilo che frequenta mio figlio è molto orientato in questo senso. la direttrice organizza spesso riunioni in cui si dicono più o meno le stesse cose che hai detto tu. per loro ogni iscritto non è solo un bambino in più da accudire ma tutta la famiglia è accolta nel programma educativo. per educare un figlio bisogna prima di tutto educarsi ad essere genitori, imparare a riflettere sui comportamenti, a non reagire d’istinto, a capire giorno per giorno qual’è l’atteggiamento giusto. non è facile ma anzi è faticoso, e secondo me il consiglio e il parere di persone più esperte di noi è importantissimo. io personalmente mi faccio aiutare spesso dalle educatrici a capire come affrontare i piccoli problemi di ogni giorno e sinceramente, per quel poco che ho potuto sperimentare in questi 2 anni, il risultato mi sembra positivo. ti ringrazio per il link che andrò presto a guardare!

  • Lizzina ha detto:

    Anch’io in questo periodo sto cercando di approfondire questo tipo di argomento e sono in procinto di acquistare alcuni dei libri che hai menzionato. Spero di riuscire a migliorare il mio rapporto con Tia, il suo rapporto con gli altri e me stessa.

  • Anonymous ha detto:

    CHE CONCENTRATO DI NOTIZIE E CONOSCENZE! é DAVVERO INTERESSANTE TUTTO CIò. cREDO DI DOVER APPROFONDIRE PERCHè LA PARTE SCIENTIFICA MI INTERESSA MOLTO. GRAZIE PER I RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI CHE CONSULTERò QUANTO PRIMA. ARIANNA 2000.

  • MammaMoglieDonna ha detto:

    Francesca, il tuo post è davvero molto interessante.
    Anche io mi sono avvicinata all’intelligenza emotiva (anche se in maniera ancora poco strutturata) per le tue stesse motivazioni: fornire a mio figlio delle solide basi di sicurezza in sè stesso e nella propria famiglia e soprattutto la capacità di affrontare i problemi senza frustazioni, senza fughe, senza terrore. Anche io sono convinta che l’empatia e le regole, siano la base per costruire un adulto sereno e in grado di affrontare la vita.
    Mi piacerebbe partecipare a qualche incontro, penso sia molto più immediato che la lettura di un libro. Mi informerò in proposito.
    E’ bellissimo quando dici che “la serotonina e l’ossitocina vengano prodotte da tutta la famiglia insieme” è davvero bello, siete stati bravi. Dici che le letture ti hanno aiutato molto? E tuo marito ti ha appoggiata, ha letto anche lui questi libri? O si è fidato di te? E che età hanno i tuoi bambini?
    Grazie ancora per questa testimonianza!
    @mammadifretta:passerò presto a leggere i tuoi post sul tema. Grazie della tua testimonianza.
    @CosmicMummy : sei molto fortunata a trovare una scuola attenta al tema, non posso dire lo stesso dell’ asilo nido di Filippo purtroppo. Se un bimbo piange, è un bimbo piccolo! Penso di aver detto tutto, no?
    @lizzina: speriamo davvero che cambi anche noi, si.. anch’io ho questa segreta speranza.

  • Anonymous ha detto:

    Io sono una mamma di Belluno ed ho avuto il piavcere di sentire la Schiralli alla Scuola per genitori di Belluno (sempre Impresa Famiglia). Io e il mio compagno siamo tornati a casa storditi (per le novità), ma anche pieni di carica e speranza. da quel giorno abbiamo cominciato a mettere in pratica i consigli che trovavamo anche su “Le emozioni che fanno crescere” e “Mio figlio mi legge nel pensiero”. Anche in TV su LA7 ho sentito la Schiralli che parlava dell’impiortanza della sintonia emotiva e quindi delle regole. Credo che anche nella mia famiglia, piano piano, stiamo cominciando a produrre tutti più ossitocina e più serotoniana…. Vorrei senza meno saperne di più e confrontarmi con voi. Credo che questa sia la strada giusta. Quella dell’educazione emotiva. Grazie a mammamogliedonna. Davvero! Lauretta

  • Anonymous ha detto:

    Rispondo a Mammadonnaemoglie in particolare (ma anche a tutte voi ovviamente):
    all’inizio mio marito non credeva tanto né alla scuola per genitori (ce l’ho dovuto “trascinare”) né alla grande utilità di una lettura. Poi, gradualmente, si è interessato all’argomento. Ma la “conversione” è avvenuta quando la dott.ssa Schiralli ha portato le prove di quanto dice e scrive e ha fatto salire sul palco un genitore per fare dei piccoli esperimenti che provano l’esistenza dei neuroni specchio. A quel punto ha iniziato ad avere un altro atteggiamento. Noi abbiamo due figli: Gemma di 11 anni e Alessandro di 4. Ora loro sentono che i piloti stanno sicuramente più fermi e stabili al posto di guida e, credetemi, le cose sono proprio cambiate. Noi genitori ci sentiamo meno in colpa e, quando condividiamo i momenti emotivi con i figli, cercando di sintonizzarci, stiamo davvero bene tutti quanti. Un po’ di allenamento e poi…avviene la piccola magia.
    Sono comunque contenta che ci siano altre mamme che condividano quanto ho scritto. Mi piacerebbe che ci si potesse confrontare di più. Mi piacerebbe portarvi tutti a sentire gli incontri della Scuola per genitori. Ma magari alcune di voi abitano in città in cui già esiste la stessa iniziativa. Informatevi sul sito di Impresa Famiglia o, attraverso le vostre sezioni di Confartigianato, chiedete come si può fare per avviare la Scuola per genitori nelle vostre città o nei vostri paesi.
    Per ora, abbraccio tutte le mamme.
    Francesca

  • Anonymous ha detto:

    Bello! bello l’articolo: quante cose si imparano!!! Vado subito a vedere dove si trova la Scuola per genitori più vicina e vado a comprare i libri di cui parlate. Io ero rimasta a Goleman, che è sempre il progenitore di questo affascinante discorso.
    Anche il sito che segnalate sull’educazione emotiva ho visto che è molto interessante: ho subito letto l’articolo “Piccoli imperatori crescono” e…com’è vero quello che dicono gli autori!

    Lucia

  • Anonymous ha detto:

    Salve! Sono Luana, mamma di 3 bimbe. Non avrei mai pensato di scrivere su un blog, ma non solo questo blog in cui mi sono imbattuta per caso è diverso da tanti altri, ma questo argomento lo ritengo troppo importante. Volevo dare un mio piccolo contributo: a marzo ho ascoltato la Schiralli al festival della scienza di Verona che si chiama Infinitamente. Il titolo del può intervento era “specchio delle mie brame” e ha trattato in modo appassionante il tema della necessità dei rispecchiamenti sin da quando si è neonati e ha spiegato quali siano i giusti rispecchiamenti da parte dei genitori. Il tutto secondo le neuroscienze. Davvero novità straordinarie. Capisco per questo quanto scrive Francesca e vorrei ringraziarla perché riesce a sintetizzare bene molti concetti. È vero che si apre una nuova finestra sull’educazione dei figli. Ma è come aprire una finestra che non pensavamo esistesse e da lì ci accorgiamo che… si vede il mare. E non lo sapevamo. Grazie a tutte. Luana

  • Anonymous ha detto:

    Soltanto…complimenti per questo blog!
    Interessantissime e nuove le cose che dite. Finalmente qualcosa di diverso.

    Margherita

  • Roberta ha detto:

    L’argomento mi sta molto a cuore.Cerco di essere una mamma attenta e ce la metto tutta per educare al meglio i miei figli. Credo che queste scoperte siano rivoluzionarie e che vadano divulgate partendo dalle famiglie e dalla scuola. Una cosa però mi spaventa…e se un domani i nostri figli prendessero brutte strade, vuol dire che è colpa nostra? Che abbiamo sbagliato qualcosa fin da quando erano piccoli? E se si è sbagliato qualcosa, è possibile riprendersi a metà strada quando, ad esempio, sono già adolescenti?

    Con affetto,
    Roberta

  • Anonymous ha detto:

    Se non sbaglio siamo non poche le mamme interessate all’educazione emotiva. Grazie Francesca! Il tuo pezzo è interessante e di spessore. È nutriente per tutti i genitori. Contuiamo a parlarne. Chissà che un giorno non possiamo tutte incontrarci con uno di questi autori?

    Lucia

  • MammaMoglieDonna ha detto:

    Vorrei prima di tutto ringraziare Francesca perché ha dato a tutte noi la possibilità di approfondire un argomento tanto nuovo e tanto importante.
    Poi ringrazio tutte voi Anonime, che in quanto tali, siete delle mamme non blogger e mi riempie di orgoglio vedere che su questo tema, sul mio blog, avete deciso di mettervi in gioco con i vostri commenti e i racconti delle vostre personalissime esperienze. Sono io che ringrazio voi perché arricchite il mio blog!
    Vorrei che questo spazio del blog diventasse un po’ anche vostro. Invito chiunque di voi che abbia voglia di raccontarsi su un post, dire come vive l’intelligenza emotiva, come questa novità è stata messa in pratica, le regole, i consigli, tutto quello che può essere utile ad avvicinare altre mamme al tema, a mandarmi una mail all’indirizzo mammamogliedonna@hotmail.it.
    Sarò onorata di pubblicare il vostro post e di arricchire la sezione sull’intelligenza emotiva con le vostre testimonianze.

    @Roberta: infine rispondo a Roberta perché la domanda che pone è una domanda che ogni mamma si pone ogni giorno. Io credo che su noi genitori pesi una responsabilità enorme perché è il nostro esempio e la nostra guida che gettano le basi per l’essere adulto dei nostri figli. Questo significa che tutto ciò che di giusto o di sbagliato faranno sarà di nostra responsabilità? Assolutamente NO! Loro cresceranno, faranno le loro esperienze e impareranno a guardare il mondo con i loro occhi e a camminarlo con le loro gambe, ma noi DOBBIAMO FORNIRGLI GLI STRUMENTI PER AFFRONTARE IL MONDO. Quello che dobbiamo fare è provare a fare del nostro meglio in tal senso. E l’intelligenza emotiva è senz’altro una strada da percorrere!

  • Anonymous ha detto:

    E se una mamma, quando nasce il suo bambino, sta attraversando un forte dispiacere o le è morto un genitore? A me è successo questo e vorrei sapere cosa succederà a mio figlio. Io ero molto triste quando lo allattavo. Sono un po’ allarmata.

    grazie grazie per questo blog, scoperto per caso due giorni fa

    Luisa

  • Anonymous ha detto:

    Vorrei rispondere a Luisa in particolare:
    questa è una delle domande che ho sentito fare nell’incontro della Scuola per genitori, dopo che si era parlato di come si prepara la valigia della sicurezza a un figlio. Da quanto ho capito e letto poi su “Mio figlio mi legge nel pensiero”, certo sarebbe meglio non concepire un figlio quando si è avuto un lutto o una grave perdita da poco tempo (anche se la tentazione e il bisogno possono essere pressanti). Se tuttavia ci succede di avere un figlio intorno a un lutto o anche se un lutto o una perdita si verificano dopo la nascita del figlio o durante la gravidanza (quanti ce ne sono!), è importante che quella mamma sia in grado di comunicare, rappresentare e riflettere in modo soddisfacente sulla propria esperienza mentale ed emotiva. In questo modo il bambino, con i suoi neuroni specchio (vere e proprie antennine) già da neonato può captare il segnale chiaro che la tristezza della mamma non dipende da lui. So che forse non sono stata chiara, ma, se leggi il libro, magari capisci meglio e puoi rassicurarti.

    Un abbraccio dai fornelli…

    Francesca

  • mammadifretta ha detto:

    grazie per aver pubblicato il link nella tua pagina 😉

  • simplymamma ha detto:

    che bello questo post. è un cammino difficile però ne vale la pena. io per il momento ci sto appena entrando e chissà se riuscirò a metterlo per bene in pratica.
    grazie per il link al mio post.

  • twins(bi)mamma ha detto:

    ciao finalmente riesco a commentare il tuo interessantissimo post..l’ho sempre detto che crescere bene i bambini non è un compito facilissimo 😉 ci vuole impegno da parte nostra e informazioni del genere sono utilissime 🙂

  • Anonymous ha detto:

    Vorrei rispondere a Roberta: non è mai troppo tardi, secondo quanto ho sentito e letto sui libri cui facevo cenno, invertire la rotta del nostro atteggiamento educativo. Anche se i figli sono adolescenti ormai. Certo, è sempre meglio prevenire che curare; è sempre meglio vaccinare prima i figli, sin da piccolissimi. Peró, se ci si accorge di avere sbagliato, si può (anzi si deve) comunicare ai nostri figli che, siccome si trovano in un’altra fase della loro crescita, occorre cambiare rotta e adottare nuove regole. Contestualmente si cercherà di condividere momenti “emotivi” con i nostri ragazzi, dedicando loro un po’ di tempo e di ascolto. Insomma, non è mai troppo tardi… Francesca

  • Roberta ha detto:

    Grazie Francesca per il chiarimento!
    Ho amiche con figli più grandi dei miei che a volte sembrano aver “gettato la spugna” dando la colpa al carattere. Per due anni ho insegnato anche in una scuola superiore vicino Roma e devo dire che i miei timori nascono anche un po’ da li’.Per questo credo che queste nuove scoperte vadano diffuse anche al di fuori del nucleo familiare, nelle comunità e nelle scuole, ad esempio. I nostri figli non stanno sempre con noi e, se noi sbagliamo, magari potrà intervenire un educatore e viceversa, in modo sinergico.

  • Anonymous ha detto:

    Per Roberta: a proposito della scuola, Rosanna Schiralli ci ha parlato della Didattica delle emozioni. Se non sbaglio si tratta di un corso di formazione per docenti che vengono forniti di tecniche per applicare in classe l’educazione emotiva, in modo da creare una sinergia tra scuola e famiglia. Un discorso molto interessante. Si che questo format educativo viene esportato in diverse realtà scolastiche italiane. Stamane sono di nuovo andata sul sito di educazioneemotiva.it e ho letto le pagine e gli articoli dedicati proprio a questo, prima di rispondesti. Insomma, le risorse offerte dall’educazione emotiva sono davvero tante. Diamoci da fare! Francesca (che vi abbraccia tutte).

  • Anonymous ha detto:

    Sono una mamma del Trentino Alto Adige e, stamane, mentre i miei cuccioli sono a passeggio con il papa´, scopro, navigando in rete, che qualcuno ha attivato una discussione interessante sulléducazione emotiva. Io sono anche unínsegnante nelle mie classi di scuola primaria. Nelle mie sezioni di scuola dellínfanzia, e nelle mie classi ora, applico la Didattica delle emozioni, avendo appunto seguito un corso di formazione condotto da Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli. Da qualche anno quindi sto applicando la Didattica delle emozioni e vi garantisco che tutto risulta piu´semplice e divertente. Esiste un libro di nquesti autori: “Costruire il benessere personale in classe” che tratta proprio di questo.Diciamo che le tecniche di alfabetizzazione emotiva aprono unáltra finestra (per riprendere léspressione di Francesca) sul rapporto con i propri alunni e sull´educazione alle emozioni a scuola. Vi garantisco che gli alunni sono entusiasti e, tra l´altro, ci e´stato spiegato che questo metodo e´stato sperimentato e si e´constatato che previene e contrasta il rischio di patologie e disagi nelládolescenza, soprattutto caratterizzati da dipendenza. Insomma, vedete quante cose si possono apprendere? Facciamo girare le informazioni. Credo sia lúnico modo per fare cultura e, come ha detto qualcuna di voi, per cambiare rotta.
    Grazie a Mammamogliedonna per questo utile (e assolutamente non banale) blog. Luna

  • MammaMoglieDonna ha detto:

    @Luna: Grazie per il tuo contributo. E’ bello vedere che ci sono insegnanti che vanno al di là del loro dovere documentandosi e scegliendo di fare così tanto il bene dei propri allievi! Grazie per quello che fai!! Ed è molto vero quello che suggerisci “facciamo girare le informazioni!”
    E proprio a tal proposito, ti invito se ne hai voglia, a scrivere un post sul tema, che puoi mandarmi via mail all’indirizzo mammamogliedonna@hotmail.it e che pubblicherò molto volentieri. Se ti va puoi raccontare la tua esperienza con i tuoi studenti, cosa hai fatto praticamente e come loro hanno reagito al tuo “metodo”. Grazie ancora.

  • Anonymous ha detto:

    Certo, mi piacerebbe scrivere un po’ della mia esperienza. In settimana cercherò di mandarti qualcosa. Ok?

    un bacio a tutte e un grazie a te.

    Luna

  • Federicasole ha detto:

    Questo approccio è molto interessante, sarebbe bello poter partecipare a questi incontri per genitori. Mi avete trasmetto tanto, sia come concetti che come spunti su cui riflettere, ne farò tesoro e cercherò di documentarmi, perchè è un argomento davvero stimolante e affascinante, oltre che utile da mettere in pratica con mia figlia!Grazie a voi tutte!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *