1001 cose … libro e intervista a Claudia Mencaroni

1001-cose-da-fare-e-da-sapere-sul-tuo-bambino-MammaMoglieDonnaQuando ero incinta di Filippo, come tutte le mamme al primo figlio, cercavo un libro che avesse tutte le risposte, anche alle domande che ancora non mi ero posta e che forse non mi sarei mai posta, volevo essere preparata per quello che doveva venire, povera illusa… perché non sapevo che l’istinto e l’empatia fossero la chiave di tutto.
E quello che vorrei aver letto è il libro che vi presento oggi 1001 cose da sapere e da fare con il tuo BAMBINO da 0 a 5 anni di Maria Grazia Maceroni e Claudia Mencaroni.
Si tratta di un manuale a tutto tondo sulla maternità che racconta passo passo le situazioni che ci si trova ad affrontare sin dal ritorno a casa col neonato, allo sviluppo psico-fisico passo passo, al gioco, alle letture… Il tutto presentato con suggerimenti pratici, racconti di esperienze riportati come lo farebbe un’amica, senza nessuna imposizione, nessun dogma, nessun out out, nessuna pretesa di verità assoluta, solo la spontaneità e la gioia di accompagnare la crescita del proprio figlio.
Da futura neomamma avrei avuto bisognodi un libro così, perché c’è veramente tutto quello che può interessare un bambino da 0 a 5 anni, ma senza la pretesa di istruire la mamma perfetta, bensì con l’incoraggiamento ad essere mamme col cuore.
Un libro che consiglierei a tutte le mamme perché è una iniezione di fiducia, perché invita alla spontaneità, all’apertura al bambino unico e irripetibile, invita ad intraprendere un percorso di crescita insieme al bambino.
Ve lo consiglio e ve ne riporto un passo, così per capire come si parla…
670. Il bambino quasi perfetto
Molto spesso, il nostro bambiono non è come ci aspettavamo, anzi, è così quasi sempre.
 Si tratta della semplice differenza tra ciò che è reale e ciò che è ideale. 
L’idea di come dovrebbe essere un bambino risiede nella nostra mente e,se la si confronta con gli altri genitori, ci si accorge che differisce da persona a persona. 
Da bravi adulti occorre però tornare alla realtà, facendo un salto che va dalla testa ai piedi: dal mondo delle idee al mondo delle radici ben piantate per terra. 
Certo è alto, e a volte lascia qualche ammaccatura, ma è il salto del vero amore. 
E poi pensiamoci bene, anche i nostri figli vorrebbero dei genitori ideali: sempre presenti e permissivi, pronti a soddisfare ogni voglia all’istante. 
Ma ci amano comunque, con tutti i nostri difetti. 
Noi dobbiamo fare altrettanto. 
Da amorevoli genitori, non ideali, il nostro compito è quello di guidare e correggere con affetto.
Claudia-Mencaroni-MammaMoglieDonna

 

E ora godetevi l’intervista.
Prima di tutto complimenti per il libro, trovo che sia davvero molto riuscito.
La cosa che più ho apprezzato è il fatto che pur essendo un vero e proprio manuale a tutto tondo sulla maternità da 0 a 5 anni, non ha la pretesa di insegnare niente a nessuno, né di dare regole valide per tutte le mamme e tutti i bambini, ma propone una serie di suggerimenti basati su esperienze di vita con l’unico consiglio di abbandonarsi all’amore e all’empatia.
Come nasce l’idea di questo libro da scrivere a due mani?
L’idea nasce dalla nostra editor, Alessandra Penna, una mia vecchia conoscenza di quando lavoravo come redattrice nella mia vita precedente (ante Momum, a.M. come spesso mi trovo a scrivere) e poi mi sono resa conto che immersa com’ero nella maternità forse il mio sguardo, diluito poi su un libro che doveva avere quella mole, sarebbe potuto risultare parziale e autoreferenziale, quindi abbiamo pensato a una compagna e il mio pensiero si è rivolto immediatamente su Mari.
Come siete riuscite a scriverlo a due mani (intendo praticamente)? Essendo mamme e molto impegnate immagino debba essere dura già scrivere un libro da sole, figuriamoci in due. Perché poi ho notato che entrambe trattate i vari argomenti, almeno così mi è sembrato di capire, quindi neanche a dire, “ci siamo divise i compiti”… Raccontaci
No, a dire il vero inizialmente ci siamo divise i compiti, ma poi in corso d’opera ci siamo sovrapposte e intersecate. Appena cominciato il lavoro l’idea era: io la prima metà e Mari la seconda, proprio per una questione organizzativa, affinché entrambe avessimo libertà d’espressione e gestione del lavoro… tanto più che, come sai, siamo rimaste incinta io del mio secondo e lei del suo primo, proprio a due settimane dalla stipula del contratto in casa editrice, quindi obiettivamente la scrittura con pancioni e neonati è stata davvero faticoso da portare avanti, ha richiesto determinazione e una forza di volontà che onestamente io non pensavo di avere. Però siamo state caparbie, molto coese e tra mail e telefonate chilometriche, continue bozze e revisioni che ci mandavamo a volte anche con piccioni viaggiatori, il lavoro si è impastato e alla fine anche noi avevamo difficoltà a ricordare chi aveva scritto cosa.
Ne è nata un’amicizia o c’era già? E se c’era come è “sopravvissuta” a questa esperienza?
Io e Mari ci siamo conosciute sei anni fa, come compagne di due amici di vecchia data (i nostri attuali mariti). Ci siamo subito piaciute e abbiamo condiviso la passione sfrenata e compulsiva per i libri, mettendo su un appuntamento mensile con altre amiche, il nostro “Tè letterario”, che ancora sopravvive. Poi abbiamo condiviso e assistito a tutte le cose importanti l’una dell’altra negli ultimi anni e pensare di avventurarci insieme in questa storia editoriale è stato spontaneo per entrambe e ha rafforzato la nostra complicità.
Visto che siamo in tema, mi accorgo che a dispetto del cliché che vuole le donne poco inclini al cameratismo, io ho splendidi esempi di lavoro in tandem con altre donne con esiti ottimi (vedi Trashic, per esempio).
Di libri sulla maternità ce ne sono molti, cos’ha di diverso e di speciale secondo te, il vostro?
Il nostro libro è un non manuale. Come hai espresso perfettamente tu non predice nessuna strategia perfetta per raggiungere obbiettivi o risolvere problemi, ma racconta modalità di ascolto ed empatia per attraversare questi anni rivoluzionari nelle esistenze di genitori e figli affinché ogni scoglio o problema possa essere vissuto in maniera positiva e costruttiva, come un passaggio da cui imparare e non un peso da cui farsi sovrastare. Racconta cosa succede nei primi 5 anni di vita di una famiglia. E questa credo sia la prospettiva “diversa”: non tutto sul bambino, non tutto sui genitori, ma uno sguardo sul percorso che una famiglia compie da quando si è due a quando si diventa tre, quattro… cinque?
Ti va di raccontare a chi non ti conosce che mamma sei?
Ora mi metti in crisi. Però la domanda mi stuzzica, ci provo.
Sono una mamma emotiva. Sorridente. Una mamma meridionale nell’accezione un po’ macchiettistica con il figlio piccolo in braccio, quello grande attaccato alle ginocchia, un decolletè generoso e la voce alta, che grida anche quando vuole fare piano. Sono una mamma stanca, con le occhiaie che non ho quasi mai il tempo di coprire, perché ho due figli che si svegliano spesso di notte e nonostante i quintali di libri letti e il milione e mezzo di caratteri impaginati per il mio, la soluzione non l’ho trovata. Sono una mamma intransigente, a volte rigida e spesso rompiscatole. Sono una mamma che chiede scusa. Sono una mamma imperfetta, ma senza sensi di colpa.
Io ti seguo da tanto, adoro le tue poesie, adoro quando racconti di Momo e Dado e mi ritrovo tanto in te, anche se non sono brava con le parole come te. Mi sarei aspettata di vederti in libreria con un romanzo tutto tuo o una raccolta di poesie, come mai non è ancora successo?
Forse perché non l’ho ancora determinato. Credo che per un libro “vero” o una raccolta di poesie debba arrivare a una maturità esistenziale che ancora non mi riconosco. Però la scrittura fa parte della mia vita e indica la direzione del mio lavoro quotidiano.
Pensi che lo rifarai?
E chissà che non lo stia già rifacendo…
Esprimi un desiderio come mamma
Che i miei figli si sentano sempre liberi di andare, partire e tornare.
E un desiderio come scrittrice?
Questo è molto più concreto: trovare lo spazio della scrittura, un luogo fisico entro cui contenere questa mia dimensione. Che quello mentale ormai se l’è preso da un pezzo.

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