La gatta vagabonda Sinnos Editrice

Mettere al mondo un figlio cambia la vita. E’ una frase che ho detto e sentito centinaia di volte. E’ vero, per noi mamme la vita cambia, cambia la prospettiva da cui la guardiamo perché se fino al giorno prima di rimanere incinte la vita era nostra e ne disponevamo a piacimento, nel momento in cui mettiamo al mondo un figlio ci pare che la vita non ci appartenga più del tutto, ma che diventi in qualche modo un riflesso della vita del piccoletto che ci abita e che poi nasce.

Ricordo che quando ero incinta del mio primo figlio e mia nonna era ancora viva io le confidavo di aver sempre sonno e lei mi diceva “dormi se hai sonno, dormi ora, perché quando sarà nato.. non dormirai più come prima!” Io non capivo, pensavo si riferisse alle notte insonni di quando i bimbi non dormono, invece parlava del fatto che quando diventi mamma, è come se dormissi con un occhio aperto, perché sei mamma prima che donna… sei mamma sempre, anche mentre dormi. Metti al primo posto loro, è come se vivessi per loro.

Scegli in funziona di loro e delle loro esigenze cosa fare, dove andare, se uscire a mangiare e in che locale andare, cerchi strutture family friendly per le uscite del week-end, per le vacanze. La nostra vita in qualche modo ruota intorno a loro. Quasi sempre è così, soprattutto nel loro primo anno di vita. Poi ad un certo punto ti rendi conto che le tue esigenze non devono necessariamente essere messe da parte, ma che possono anche conciliarsi con quelle del nuovo arrivato.

Per la maggior parte delle mamme il percorso è questo. Il mio è stato questo.

Ci sono mamme che invece credono che siano i bambini a doversi adeguare e allora dal primo giorno scalano l’Himalaya con un piccoletto sulle spalle, altre che al contrario non si ripigliano mai e che da quando nasce un figlio rinunciano a tutto e tutti.

Ma la maggior parte delle mamme, segue il percorso indicato all’inizio. O no?

La gatta vagabonda di Sinnos Editrice segue questo percorso.

la gatta vagabonda Sinnos cop

Quando scopre di essere incinta decide che deve smettere di essere una gatta vagabonda e trovare una tana in cui far venire al mondo i suoi piccoli, in cui accudirli e crescerli.

E’ facile far la gatta vagabonda finché sei da sola.

Te ne puoi andare in giro spensierata con un fiore dietro l’orecchio o una ghirlanda in testa.

la gatta vagabonda Sinnos

Ma quando nascono i gattini, hai assolutamente bisogno di una casa dove i piccoli possano crescere tranquilli.

Perciò trova molto comodo usare il nido di cicogna, ed è lì che mette al mondo quattro splendidi gattini. Li allatta, li accudisce, li tiene caldi caldi tra le sue braccia. Per un po’.

la gatta vagabonda Sinnos 2

Poi un giorno arriva la pioggia e poi il temporale e mamma gatta vagabonda è costretta a portare i cuccioli fuori dal nido e a cercare un altro riparo. Nella fuga i gattini si bagnano e si infangano e lei li accudisce e ripulisce con amore, leccandoli uno per uno, perché lei li ama quei cuccioli, perché è così che le mamme gatte lavano i loro gattini.

Sotto il ponte in cui si son riparati, mamma gatta vagabonda tiene stretti stretti al calduccio i suoi gattini mentre fuori imperversa la pioggia. Ma quando viene il giorno, mamma gatta li guarda e capisce che i suoi piccoli son diventati quattro gattini abili e forti.

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E mamma gatta vagabonda non ha più voglia di rimanere ferma sotto un ponte o di tornare nel nido di cicogna!

Era arrivato il momento di ricominciare a viaggiare per il mondo!

E i piccoli della gatta vagabonda erano gattini vagabondi anche loro, ovviamente.

Non poteva non essere così.

Così da quello stesso momento cominciarono a vagabondare tutti insieme. Mamma gatta davanti, e dopo di lei, Tigre. E dopo Tigre Ghiro. E dopo Ghiro, Orso. E dopo Orso, Gatto.

la gatta vagabonda Sinnos 4

Un tenerissimo percorso di mamma che somiglia a quello che ho fatto io, seppur non sono quella che si può definire una vagabonda.

Un libro per ricordare alle mamme che essere mamma e amare i propri bambini non significa rinunciare a se stesse, ai propri sogni, alle proprie aspettative e alla propria natura. Per essere una brava mamma bisogna star bene con se stesse e rispettare la propria natura. E comunque prima o poi per tutte arriva il momento in cui ci accorgiamo che i nostri piccoli son grandi abbastanza per seguirci nel mondo, per vagabondare con noi e poi senza di noi.

Perché i figli son nostri, ma non ci appartengono…

“I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacché le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacché la vita non indietreggia né s’attarda sul passato.”

(cit. Khalil Gibran)

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