La portinaia Apollonia raccontata ai bambini

Oggi ospito un guest post speciale: Ada Francesconi, mamme e lettrice, ha letto per i bambini della scuola del’infanzia e ad una classe quarta della scuola primaria, il libro La portinaia Apollonia, per parlare con loro del tema della Shoah.

Le ho proposto di raccontarci com’è andata e lei ha gentilmente accettato. Ne sono felice. Le lascio la parola.

Mi chiamo Ada e mi dicono ho 38 anni, anche se certi giorni me ne sento molti meno. Faccio da ormai troppo tempo l’ingegnere e sono all’instancabile scoperta della parte meno razionale di me. Ho avuto la fortuna di avere due figlie e, loro, la sorte di una madre in perenne movimento. Nel mio peregrinare sono fortunosamente inciampata sui libri per bambini e, da lì, la passione per i cantastorie e la narrazione è venuta naturale. Racconto storie alle mie figlie da quando sono nate e da molti anni ormai le racconto anche ai bambini degli altri. Narrare mi apre orizzonti di pienezza soprattutto quando vedo accendersi, negli occhi di chi mi sta di fronte, la storia che sto raccontando.

La portinaia Apollonia raccontata ai bambini 2

immagini e parole dei bambini delle classi 4 A e B della Scuola Elementare Italo Calvino – Reggio Emilia

Ho narrato tante, tantissime storie, alcune più divertenti, altre più complicate, ma, oggi, ha bussato alla mia porta Apollonia, una portinaia alquanto arcigna, reclamando spazio per una storia che, con sé, porta l’enormità di quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale. Apollonia mi ha chiesto l’impossibile…voleva essere narrata sia nella scuola dell’infanzia a bambini di 4 e 5 anni sia nella scuola elementare a bambini di 9 anni.

La portinaia Apollonia raccontata ai bambini

preparazione dell’allestimento per la narrazione di Apollonia presso una scuola dell’infanzia di Reggio Emilia

Questa portinaia così grigia e cupa, direttamente dalla sua sedia nell’androne del palazzo, mi ha lanciato una sfida e io l’ho accettata….prima di poter abitare la sua storia ho dovuto fare i conti con il mio sentire, ho riportato a galla il senso di forte disorientamento di fronte a questa tragedia e persecuzione, ho studiato, mi sono documentata, ho voluto riaprire porte e finestre che da tempo stavano chiuse per quieto vivere. Solo così Apollonia poteva essere raccontata pienamente; mi ci sono dovuta buttare anima e corpo dentro questa seconda guerra mondiale. Ho letto e riletto tanto. Apollonia mi ha permesso di incontrare anche Cesare Moisè Finzi con “Il Giorno che cambiò la mia vita” (Topipittori editore), “La bicicletta di mio padre” di Fabrizio Roccheggiani (Lapis Edizioni) o “L’albero di Anne” di Irène Cohen-Janca (Orecchio Acerbo) e le storie hanno iniziato a mescolarsi l’una con l’altra, arricchendosi di particolari ed immagini che il mio racconto ha portato in classe.

Così Daniel, in fila per il pane insieme alle donne di guerra, è diventato un po’ anche Cesare che racconta del razionamento dei viveri e del fatto che agli uomini di grammi di pane ne spettavano 350 al giorno mentre donne e bambini avevano diritto solo a 200. Daniel, che viene nascosto nel magazzino del carbone, si confonde con Anne rinchiusa nella piccola soffitta per un anno e mezzo.

Con i bambini delle elementari parti di questi racconti sono fisicamente entrati nella storia di Apollonia, interrompendola volutamente, per poi riprenderla avendola arricchita di dettagli che, le orecchie di bambini un po’ più grandicelli, erano in grado di cogliere.

Apollonia, invece, è rimasta la strega buona agli occhi curiosi ma meno preparati dei bambini della scuola dell’infanzia, che hanno raccolto, nel racconto, i diversi ritmi che scandivano la vita di Daniel rispetto alla loro.

Daniel non andava a scuola, giocava a nascondino fra le gonne delle donnone in fila con lui per il pane, Daniel sognava il suo papà che non era lì con lui e aveva paura, più che della guerra, della portinaia.

Le storie ci stupiscono sempre, perché ci accompagnano ad esplorare, avventurandoci più o meno nel fitto del bosco, luoghi lontani o purtroppo anche molto vicini, come quello della Shoah.

Ai bambini si possono raccontare anche cose che fatichiamo a ripetere a noi stessi, nei giusti modi, con le parole adatte, nei giusti tempi.

Grazie Apollonia perché se tu non fossi stata la portinaia io non ce l’avrei fatta da sola!

Qualche commento raccolto dai bambini della quarta elementare a seguito della narrazione

Mi sono rimasti tanti pensieri…

Cosa avrebbero fatto gli ebrei al posto dei fascisti?

I bambini trasformano cose brutte in un gioco…

Non bisogna mai perdere la speranza

Razza non significa niente

Gli ebrei ci hanno messo animo

Ho sentito il coraggio della speranza!

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