Di equilibri, sensi di colpa e determinazione

Non è possibile essere una madre perfetta. Ma ci sono milioni di modi per essere una buona madre.
(Jill Churchill)

La settimana passata è stata molto dura per me. Tornata dall’ennesima trasferta con la delusione per cose che non erano andate come dovevano, un confronto emotivamente molto duro col capo e una di quelle volte in cui devi fare i conti con i tuoi errori. Queste le premesse lavorative e a condire il tutto, Edo che si ammala con la febbre alta e il puzzle familiare che diventa sempre più complicato da incastrare.

Quel che è successo in trasferta mi ha scosso profondamente, ero arrabbiata con me stessa per non aver fatto abbastanza, mi son fatta un sacco di domande, ho messo in discussione il mio approccio manageriale, evidentemente ancora poco efficace (che sia una questione di personal branding? Intanto nel dubbio, mi son presa questo libro Personal Branding per il manager. 66 modi per diventare una persona influente, indispensabile e incredibilmente contenta del proprio lavoro, poi vi dirò.)

Quando mi metto in discussione io son molto severa con me stessa, sono il mio giudice più severo: c’è una fase in cui vedo solo gli aspetti negativi, la parte sbagliata, poi piano piano inizio a razionalizzare e riparto dalle cose buone.

E’ quello che ho fatto in questa settimana: mi son rimboccata le maniche, con l’adrenalina e la determinazione giusta, mi son mossa come su una scacchiera, chiedendo il sostegno a quel capo che aveva dimostrato di avere fiducia in me nonostante tutto e che nel confronto mi aveva scossa, ma nel modo giusto, confermando la sua fiducia e la sua determinazione nell’investire su di me.

L’obiettivo è diventato rialzarmi immediatamente, correggere il tiro, non deluderlo, ma soprattutto non deludere me stessa, perché io ci credo molto in quello che sto facendo, sto investendo moltissimo in questo progetto, in quella che vivo come una opportunità e ho voglia di andare avanti, ho voglia di far funzionare le cose, ho voglia di dimostrare al mondo e a me stessa che ce la posso fare ad essere una donna che lavora con soddisfazione, senza rinunciare ad essere mamma e blogger e quello che voglio essere. A trovare e mantenere quel famoso equilibrio insomma.

E questa settimana l’equilibrio è stato messo a durissima prova perché Edo stava male e io non c’ero, neanche per telefonare e sentire se la febbre era scesa, perché quando son presa al lavoro, non guardo neanche l’orologio, non c’ero per coccolarlo e imboccarlo. C’era il papà ed ero tranquilla, ma il senso di colpa delle mamme, quello non mi lasciava mai.

Poi finalmente la settimana è finita, venerdì ho concluso delle attività determinanti per la riuscita del progetto, ho portato a casa un risultato enorme e la mia soddisfazione era alle stelle. E il week-end ho potuto prendermi cura di lui, del mio piccoletto, coccolarlo, viziarlo, amarlo come solo le mamme sanno fare.

E l’amore della mamma, neanche a dirlo, l’ha guarito.

Insieme all’antibiotico, però.

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Vi dico tutto questo perché mi piace ricordare a tutte le donne e soprattutto alle mamme, che abbiamo dentro una forza immensa, che possiamo tutto quello che vogliamo, dobbiamo solo crederci e impegnarci come sappiamo fare, che non necessariamente la strada per la realizzazione professionale passa per grandi rinunce e viceversa. ^_^

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