Lasciamoli andare ogni tanto!

gita

Stamattina Filippo è andato in gita.

Non era la prima della sua vita, anzi: è andato in gita quando frequentava il nido accompagnato dal papà, poi alla materna, lo scorso anno, è andato da solo.

Ieri eravamo a pranzo con una coppia di amici, genitori di un carissimo amico di Filippo, anche lui in prima, anche lui in gita oggi e lei ci ha detto che aveva preso un giorno di ferie per vedere suo figlio andare in gita. O_o

Io mi son meravigliata, ma a lei è sembrata una cosa normale dover aspettare fuori di scuola l’autobus che partiva per salutare con la manina suo figlio.

Filippo subito “mamma, anche tu mi aspetti fuori quando parto?”

Io freddamente ho detto no, senza esitazioni, che dovevo andare in ufficio. Mi sembrava normale così, anzi mi sembrava che l’opzione di restare lì non avesse molto senso.

Poi stamattina ci siamo preparati, abbiamo riempito lo zainetto con il necessario e l’ho accompagnato sulla porta augurandogli buona giornata. Lui è andato senza chiedere nulla, credo che si fosse rassegnato al fatto che sarei andata via.

Invece non gli ho detto nulla, ma ho pensato di aspettare un po’, magari non sarebbero andati via troppo tardi. Ho aspettato.

E mentre aspettavo parlando con la mia amica, ho iniziato a guardarmi intorno e a vedere che di mamme ce n’erano davvero tante. Ora, forse molte di loro non lavorano, ma secondo me c’erano quasi tutte… tutte tutte le mamme di tutti tutti i bimbi che andavano in gita.

Ma perché?

Io sono una mamma che incoraggia molto i suoi figli a fare da soli, l’autonomia per me è fondamentale: loro devono sapere di poter contare su di me, sempre, ma devono fare da soli.

Aspettare 45 minuti fuori dalla scuola per vederli uscire tutti in fila e salire sull’autobus e fare ciao con la manina è davvero quello di cui hanno bisogno?

Quando è entrato a scuola Filippo, non sapeva che lo avrei aspettato.

Quando è uscito e in mezzo alle altre mamme ha visto la sua, i suoi occhi hanno brillato e la sua bocca si è aperta in un enorme sorriso, quasi avesse visto il sole.

Era felicissimo. Mi salutato con la manina, ruotandola forte forte.

Poi ha continuato a camminare mano nella mano col suo amichetto e non si è più voltato.

E’ salito sull’autobus, mi ha salutato ancora e si è messo seduto.

Ho avuto la sensazione che fosse stato davvero felice di vedermi. Forse aveva bisogno di sapere che viene prima del mio lavoro, che lo metto al primo posto davanti a tutto. Ma ne aveva bisogno davvero? Non lo sapeva già? Non so. Soprattutto mi domando se il suo bisogno di avermi lì fosse un suo bisogno o fosse piuttosto indotto dalla presenza dello stuolo di mamme lì fuori.

Lui era felice, questo è vero e forse sarebbe rimasto male se non mi avesse trovato, ma continuo a pensare che quello fosse un bisogno indotto.

E allora mi domando se noi mamme facciamo bene a stargli addosso in questo modo, se piuttosto non sarebbe meglio farli sentire sicuri di se indipendentemente dalla presenza della mamma, farli crescere indipendenti vuol dire anche che non necessariamente devono sapere che noi camminiamo un passo dietro a loro, è vero, ci siamo per le cose importanti, ma qualche piccola sfida, fisica o emotiva, devono poterla vincere anche senza il nostro supporto.

Lasciamoli andare ogni tanto!

Voi che ne pensate? Cosa avreste fatto al mio posto?

12 Comments

  • hermione scrive:

    Io credo che Filippo volesse la presenza della mamma solo perché sapeva ci sarebbero state quelle dei suoi compagni. A quest’età il bisogno di sentirsi uguali agli altri è pressante.
    Personalmente devo dire che mio figlio quest’anno è andato in gita due volte e non mi sono mai preoccupata di farmi trovare alla partenza. Non so cosa abbiano fatto le altre mamme, non ne abbiamo mai parlato, né mio figlio mi ha mai raccontato di mamme presenti alla partenza del pulmino.
    Non so, è un aspetto al quale non avevo mai pensato. Fondamentalmente è, come dici tu, un bisogno indotto. Se nessuno lo fa, se nessuno ne parla, i bambini non ne avvertono la necessità.

  • mammaalcubo scrive:

    Mi è capitata una scena simile: settimana scorsa il piccolo (secondo anno di scuola dell’infanzia) è andato in gita al centro commerciale per un laboratorio sul cibo in tema Expo. E’ stata chiesta la disponibilità ad alcune mamme per accompagnare la scampagnata: in molte hanno sgomitato e si sono contese il posto, alcune che non sono state scelte ma avevano dato la dispinibilità sono rimaste fino alla partenza perchè “e se poi piange? io vado lo stesso”… boh a me è sembrato un attaccamento esagerato.
    Io ho spiegato al mio che non ci sarei stata perchè andavo al lavoro, l’ho accompagnato in classe e gli ho augurato buona gita con un bel bacio.
    Secondo me spesso prevale il condizionamento nell’osservare gli altri genitori che il reale bisogno del bambino. La cosa migliore secondo me è l’ascolto del proprio figlio: se tu sentivi il bisogno di rimanere hai fatto bene a farlo, indipendentemente dalle altre mamme. L’importante è la serenità che trasmettiamo con le nostre scelte.

    • Federica scrive:

      Deborah, hai ragione. Ho fatto quello che avevo capito lo avrebbe fatto stare bene e l’ho fatto senza farglielo pesare ovviamente. Grazie per il tuo commento.

  • viviana scrive:

    D’accordo con te: perché aspettare per vederli salire semplicemente sul bus?
    Io non avrei comunque potuto scegliere perché il mio treno impone un orario preciso.
    Se non avessi avuto da fare…non saprei.
    Il fatto è che…se TUTTE le altre mamme stanno lì ad aspettare e tu (inteso noi) non hai un valido motivo per andare, alla fine resti pure.
    Ma sono d’accordo con te, ripeto.
    Spesso ci facciamo solo condizionare.

    In generale ho notato questo: ci sono alcune cose che mia figlia preferisce fare con me (per es andare a una festa o situazioni simili…) quindi se possibile non delego i nonni e mi organizzo per esserci. Ci sono momenti che, in effetti, è giusto che sia io a vivere con lei.

    Ma mia figlia sa anche che ci sono altre cose (come accompagnarla a scuola o altro) che non riesco per lavoro e non ci soffre minimamente. Poi ovvio…la volta che riesco ad accompagnarla io…è tutta felice e pimpante!

    Stessa cosa per la gita: se si fa vivere la cosa normalmente e con serenità, senza guardare quello che fanno le altre mamme (apprensive), i nostri figli non hanno motivo di restarci male.

    Ti abbraccio
    Vy

    • Vero. Basterebbe non farsi condizionare, in effetti non mi è costato molto restare, ma per principio penso sarebbe stato più giusto non esserci, quindi forse la prossima volta farò come dici tu, spiegherò e andrò. Baci

  • Gaia scrive:

    Io non so come mi comporterò alla prima gita della mia peste duenne però mi chiedo se il bisogno di essere li fuori sia realmente dei figli o piuttosto delle mamme che poi lo trasmettono…d’accordo sulla loro autonomia e indipendenza ma il lavoro più grande mi sa che è su di noi per lasciarli andare

    • Gaia, la penso esattamente come te. Ce l’ho con le mamme che erano lì perché egoisticamente trattengono i loro figli e non li lasciano liberi di vivere un’emozione o di sostenere una prova difficile che sia.
      Ce l’ho con loro perché hanno indotto un bisogno che probabilmente mio figlio non avrebbe avuto.
      Lavoriamo su noi stesse, si! Ben detto!

  • Mammapiky scrive:

    Io non ho aspettato francamente mi sembrava illogico perché la partenza era un’ora dopo, non so se ho fatto bene, però il sorriso di tuo figlio, indipendentemente da cosa sia scaturito, credo sia la risposta e, indotto o meno, era un sorriso e no può mai essere sbagliato.

  • Cristina scrive:

    Le mie figlie sono “grandi ” rispetto ai tuoi (10 e 8 anni), però io non sono mai andata in gita con loro, né mi sono fermata ad aspettare che partissero treni, autobus o quel che era se dovevo andare a lavorare.
    La settimana scorsa la mia grande è andata in gita due giorni con la scuola, c’erano alcune mamme che hanno avuto reazioni veramente a mio parere esagerate, per non parlare dell’insistenza di alcune nel chiamare o messaggiare le maestre al cellulare per parlare con i figli. Non so, sarà che io sono abituata a lasciarle abbastanza libere (nel limite della loro età, ovviamente), ma davvero delle volte mi sembra che si esageri con la protezione ed è secondo me più un’esigenza delle madri che dei figli. Ti faccio un esempio: la mia piccola agli inizi del mese è andata ad uno stage del suo sport fuori città, della durata di due giorni, e ci è andata senza di me, con altre atlete e l’allenatrice. Io l’ho raggiunta a metà del secondo giorno e lei era sicuramente felice di vedermi, ma la sera prima, quando avevo chiamato per sapere come stava, ha tagliato corto al telefono dicendo che lei “aveva da fare” e non poteva mica stare lì a parlare tanto!

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