I bambini vivaci e il ghiribizzo – Bruno Tognolini, Giulia Orecchia

I bambini vivaci e il ghiribizzo

bambini vivaci ghiribizzo prima

Avete presente i bambini vivaci?

Ecco parliamone.

Io ho due bambini vivaci, di questo sono abbastanza sicura, quello di cui non sono sicura è quale sia il significato della parola vivace e se questa venga vissuta con una accezione negativa o positiva.

Il Ghiribizzo di Bruno Tognolini, illustrato da Giulia Orecchia, si apre presentando Mattia come un bambino vivace.

E’ la sua mamma a definirlo sempre così e Mattia si era chiesto più volte cosa significasse la parola vivace e alla fine si era convinto che significasse, molto vivo.

vivace = molto vivo

bambini vivaci ghiribizzo

Tutti i bambini sono vivi,
alcuni vivaci,
e lui era uno di quelli.

Quante volte mamme, mettiamo addosso ai nostri bambini delle etichette, senza volerlo, senza rendercene conto. Così facendo li rendiamo insicuri, li portiamo a credere di avere qualcosa di sbagliato, anche quando non è così. Ricordiamocelo, quando li rimproveriamo, cerchiamo di spiegare cosa nel loro comportamento era sbagliato, e non in loro. Loro non sono mai sbagliati.

 

Da cosa si capiva che Mattia era vivace?

Correva sempre, anche se non c’era nulla da cui correre, anche se non c’era fretta di arrivare.

Saltava anche se non c’era nulla da scavalcare, né monti né serpenti.

E poi a casa ne combinava di ogni, rompeva vetri, gridava forte, mordeva tutto e anche a scuola, si alzava sempre, parlava a caso, non stava attento.

La mamma non ne poteva più:

“Che non ti venga il ghiribizzo di metterti a fare salti!”

“Che non ti venga il ghiribizzo di mordere ancora il divano!”

“Che non ti venga il ghiribizzo di gridare quando c’è la zia!” lo ammoniva la mamma.

Così un giorno il ghiribizzo, stufo, se ne andò.

bambini vivaci ghiribizzo 2

Se qui non mi vogliono, io me ne vado!

Da quel momento a casa tutto divenne calmo: Mattia non correva più, non saltava più, a scuola stava sempre seduto, zitto, attento, anche se spento. E spento neanche capiva perché senza l’allegria di capire, non si capisce…!

Saputo ciò che era accaduto al ghiribizzo di Mattia, anche gli altri ghiribizzi avevano lasciato la città che si era fatta noiosa e triste: tutto era diventato ormai grigio e triste, anche la mamma di Mattia.

Una notte, però addormentandosi nel letto di Mattia, triste come tante altre sere, aveva fatto un sogno che l’aveva portata nel paese dei ghiribizzi.

Torna ti prego…

bambini vivaci ghiribizzo mamma

 

Nel paese dei ghiribizzi la mamma ritrova il ghiribizzo di Mattia e lo prega il cuore di tornare indietro, ma il ghiribizzo è disposto a farlo solo se lei gli mostrerà come balla.

Alla mamma di Mattia viene un po’ da ridere e un po’ da piangere, e deve scavare nel suo passato di ragazzina per ricordarsi come si fa, ma alla fine balla.

E alla fine il ghiribizzo torna da Mattia. Tutti i ghiribizzi tornano in città e il colore torna e torna il sole.

E Mattia torna a correre e a saltare, anche se non c’è nessuna fretta e nulla da saltare.

E a scuola, la maestra, la mamma e Mattia trovano un accordo per il quale, Mattia

  • può alzarsi due volte si e due volte no,
  • può saltare durante i 5 minuti di giunga
  • può alzarsi, ma quando lo fa deve dare una bacio alla maestra

e se sbaglia fa la penitenza: 5 minuti fermo e zitto.

Lui. E il suo ghiribizzo: che gli piacesse o no, doveva stare fermo e zitto con lui.

I bambini vivi

Bruno Tognolini adora i bambini, le sue filastrocche ce lo aveano già raccontato, ma questo libro mi ha davvero colpito al cuore, io che spesso mi lamento della vivacità dei miei figli. Io li adoro, adoro il modo in cui sono intelligenti, curiosi, attivi ed energici, sono bellissimi i bambini vivaci, i bambini molto vivi.

Tognolini li raccconta anche nella filastrocca dedicata ai cocchi della maestra, che ha recitato per noi ad A scuola si legge. La conoscete?

Ma come sei carino! Ma come sei carina!
Ma come siete pettinati bene stamattina!
E come risplendete proprio sotto la finestra!
E come rispondete sempre bene alla maestra!
E lei come vi guarda col sorriso nella bocca!
S’è messa lì davanti il suo cocco e la sua cocca
Due belle statuine di cagnetti barboncini
E dietro tutti i sudici, i frenetici, i cretini
I tonti, gli ignoranti, i molesti ed i cattivi
E dietro tutti noi, bambini vivi

(Da Rime di rabbia, Salani, 2010)

I bambini vivi, quelli che non stanno mai fermi, quelli che corrono anche quando non c’è fretta o niente a cui arrivare, quelli che saltano quando potrebbero benissimo camminare… Il mio Edo oggi mentre tornavamo mano nella mano dall’asilo, che saltellava e io, che non ci capisco niente e che devo scavare per ricordarmi certe cose, gli ho detto sorridendo, “Amore, perché saltelli invece di camminare?”

Ecco io sono come la mamma di Mattia, ho bisogno che qualcuno mi ricordi la bellezza della vivacità, la ricchezza della vivacità. Certo le regole ci vogliono, io son la prima a dirlo, ma i compromessi sono la via più giusta, riconoscere ai bambini il diritto di essere vivi, anche a scuola, è quello che ci vuole.

So che non è facile, i bambini sono tanti e ammiro le insegnanti per la fatica che fanno, ma la soluzione non può mai essere spegnere l’entusiasmo, la luce, la vivacità dei bambini, perché senza l’allegria di capire, non si capisce!

A proposito del Ghiribizzo, potete approfondire qui: http://www.webalice.it/tognolini/ghiribi.html o qui: http://www.giuliaorecchia.com/2014/09/bruno-tognolini-presenta-il-ghiribizzo.html

 

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