Della media del sei, dell’importanza di studiare per se stessi e di quello che vorrei per i miei figli

Ho deciso di scrivere a proposito della recente trovata del Ministero dell’Istruzione, ovvero quella di ammettere agli esami di maturità gli studenti con la media del 6.
Media.
Ebbene sì, avete letto bene.
Basterà andare bene in qualche “materia minore” (lasciatemi passare il termine, tra l’altro anche il voto in condotta fa media) per mettersi in pari con qualche insufficienza anche grave in materie come la matematica o il latino che proprio non vanno giù.

Così invece di chiedere maggiore impegno a studenti e famiglie, invece di spronarli al senso di responsabilità, la scuola fa un passo indietro.
Ancora.
E rinuncia al suo ruolo di educatrice dei giovani, culturale e morale.
Si, dico anche morale perché mi fa male pensare che questi ragazzi possano trovare in questa riforma la scappatoia al problema della matematica che non capiscono o del latino nel quale non riescono.

E mi fa male pensare che la scuola smetta di essere selettiva, di richiedere impegno e fatica senza se e senza ma.

La scuola non può regalare, perché se anche la scuola regala, i ragazzi si aspetteranno sempre di più che anche la vita regali. E noi sappiamo che non è così.

La scuola si arrende: fate un po’ come vi pare, alla selezione ci penserà la vita (articolo su Linkiesta).
Già, la vita, quella vera, quella che inizia quando smetti di essere uno studente al cui sostentamento pensano mamma e papà e ti cerchi un lavoro, per mantenerti da solo. Ma il lavoro si sa, non lo trovi se non hai studiato.
Il fatto è che spesso non lo trovi nemmeno se hai studiato, però.
Allora perché studiare?
A cosa serve la scuola se non da lavoro?

A cosa serve, chiedo io, se non da più nemmeno cultura?

In questi giorni sto iscrivendo Edoardo alla scuola primaria. Non mi pare vero, eppure il mio piccolo inizierà la scuola dei grandi, inizierà la scuola delle responsabilità e dell’impegno.
Tappa dopo tappa, difficoltà dopo difficoltà, l’impegno scolastico insegna ai nostri figli a vivere, li prepara ad affrontare con impegno, senso del dovere e responsabilità, la vita adulta.
A Filippo ripeto sempre che la scuola è il suo lavoro, che deve pensare lui a verificare di aver fatto tutti i compiti e di avere il materiale scolastico in ordine. Io sono a supporto, ovvio, ma deve pensarci lui.

A Filippo ripeto, e lo ripeterò fino allo sfinimento a lui e anche ad Edoardo, che deve avere sete di sapere, che deve studiare per se stesso prima di tutto, che le conoscenze che acquisisce a scuola non sono finalizzate ai voti, alla promozione, ma alla costruzione del suo sapere e della sua coscienza civica.

Io vorrei che i miei figli crescessero cittadini e uomini rispettosi del mondo e degli altri.

E per esserlo devono sapere da dove viene il mondo e tutto quello che hanno, cosa muove il mondo e cosa possono fare per aiutare il pianeta in cui vivono, come ragiona la mente umana e come trovare la felicità.

Vorrei che si nutrissero di astronomia sognando di andare sulla luna…

Vorrei che si nutrissero di filosofia per perdersi nei loro pensieri mentre sono sdraiati sull’erba a guardare il cielo stellato in una notte d’estate.

Vorrei che pensassero che Van Gogh era bravo, come mi ha detto ieri Edo, e che Picasso era un po’ matto.

Vorrei che sapessero cosa animava i grandi condottieri della storia e che sentissero lo stesso fervore per qualcosa nella vita.

Si, continuerò a dire loro che studiare serve e servirà sempre a loro stessi.
Che la cultura muove davvero il mondo. Perché ne sono convinta.
Che la cultura farà il mondo migliore e loro studiando possono contribuire.
Dirò loro finché avrò fiato, di farlo per loro stessi. Per essere persone migliori.

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4 Comments

  • mammaalcubo ha detto:

    Il mio grande l’anno prossimo andrà alle medie (so che per molti è peccato chiamarle ancora così, ma ci sono affezionata) e insieme a lui abbiamo scelto la scuola che gli chiederà più impegno e, credo, sacrificio. Ma pensiamo che sarà anche quella che gli darà di più e lo aiuterà a crescere come persona.
    Puntare al ribasso, come ha fatto il Ministero, non è mai una buona scelta. Io la penso come te, indipendentemente dalle regole ministeriali spronerò sempre i miei figli a dare il meglio di loro stessi.

  • Hermione ha detto:

    “E mi fa male pensare che la scuola smetta di essere selettiva, di richiedere impegno e fatica senza se e senza ma”.
    E’ esattamente quello che penso io. Vedo con quanta facilità la scuola elargisca voti alti ai miei figli e loro non capiscono perché, nonostante questi risultati, io sia sempre critica, sempre lì a pungolarli. Ma che soddisfazione c’è nel prendere voti alti per un compito fatto benino, ma non al meglio delle proprie capacità, magari con qualche errore sparso qua e là? Perché premiare col massimo ciò che massimo non è? Per carità, non chiedo che la scuola mortifichi i bambini e li porti a odiarla, sarebbe controproduttivo, però non può nemmeno illuderli che la vita sia così: fai il minimo sindacale che sarai ricompensato col doppio. Sappiamo bene che nella vita vera, nel lavoro, a fronte di tanto impegno, a volte succede esattamente il contrario e la scuola ha il dovere di preparare i nostri ragazzi a tenere duro, non a cullarsi sugli allori.

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