Il principe non ranocchio

C’era una volta un principe, che una volta era stato un ranocchio, che prima di essere ranocchio era un principe e dopo essere stato trasformato in ranocchio era tornato principe in seguito al bacio di una principessa.

Tutto è bene quel che finisce bene, direte voi? E invece il principe non voleva affatto essere un principe, ora che aveva provato le gioie di essere ranocchio, voleva tornare ranocchio “rivoglio la mia pelle liscia, verde, fresca, umida! I ranocchi sono creature libere, magnifiche!” 

Essere un principe faceva di lui tutt’altro che un essere libero, il principe si sentiva prigioniero: doveva lavarsi, andare a scuola in palestra, usare le posate, stare seduto, non sudare, fare il riposino. Obblighi che gli stavano sempre più stretti e non ne faceva mistero ai suoi genitori.

Rimpiangeva i tempi in cui poteva saltellare nelle pozzanghere, gracidare alla luna, ascoltare la natura in concerto.

Rimpiangeva il giorno in cui quella principessa lo aveva rincorso per tutto il giardino e infine scovato sotto una ninfea e baciato per verificare in prima persona se fosse vero che i ranocchi sono principi. E lui lo era, purtroppo.

E gli mancava il sole, l’aria. E non poteva cantare al chiaro di luna, non poteva guardare i cerchi nell’acqua e studiare i fiori di loto, le linee del cielo, le forme delle nuvole. E poi voleva saltare, saltare, saltare fino a perdere il fiato.

Finché un giorno gli viene una idea: per tornare ranocchio doveva rimediare un bacio all’incontrario.. ordinò al cuoco di preparare sei metri di pranzi, cene e colazioni da condividere con la principessa. Sapeva che lei non avrebbe resistito e infatti arrivò, sorridente come sempre con la sua gonna ingombrante come una mongolfiera che era stanca di portare, come era stanca di dover studiare quando voleva ballare, parlare quando voleva tacere.

Il principe la invitò nel suo posto segreto e lì le svelò il suo piano… Le parò col cuore della sua vita da ranocchio , del suo mondo e lei… gli diede quel bacio all’incontrario che lui tanto voleva e lui la ricambiò.

Saltellarono via liberi come il vento, come l’acqua che scorre e sempre fluisce. 

E VISSERO PER SEMPRE RANOCCHI E CONTENTI.

Una favola al contrario o forse no. Perché chi lo dice che per essere felici bisogna essere principi e principesse?

Chi dice che non si può essere felici da ranocchi, se essere ranocchi è quello che davvero vogliamo dalla vita?

Voi che ne pensate?

Se vi va, lo trovate qui:

Manuela Monari: E’ nata a Modena nel 1964. Ha insegnato per quindici anni nelle Scuole dell’Infanzia del Comune di Modena. Ora è insegnante nelle scuole primarie.
Nel 2002 ha ideato e fondato La Bottega di Merlino, libreria specializzata per ragazzi e spazio di promozione della creatività e della fantasia. Ha scritto numerose poesie ed anche storie e fiabe per ragazzi, ricevendo premi e segnalazioni in vari concorsi letterari nazionali e pubblicando numerosi album illustrati per varie case editrici italiane e straniere.  I libri di Manuela Monari che trovate sul blog: La corsa della lumaca, Lavarsi che impresa! Uffa, voglio un fratellino

 

Marco Bonatti (1986) Ha studiato al liceo artistico e  fatto un master alla Scuola del Fumetto di Milano, collabora con ZOOlibri su più fronti: tiene corsi d’arte e illustra vari progetti come “Cosi che cavalcano cosi” e “Nosferatu”, mentre sta colorando il famoso fumetto “Zagor” per Bonelli Editore. “Il principe non ranocchio” è il suo primo albo illustrato.

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