Divorzio: la sentenza della Cassazione che farà bene alle donne

Il Corriere ha definito la sentenza rivoluzionaria: una sentenza della Cassazione sancisce che l’assegno di mantenimento da corrispondere alla moglie non verrà stabilito in base al parametro “tenore di vita matrimoniale” ma nel “raggiungimento dell’indipendenza economica” ovvero se è accertato che è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto».

Ovvero che non è detto che dopo il divorzio la donna debba mantenere lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio e quindi in tal senso vedersi corrisposto un assegno di mantenimento tale da garantirlo, ma se è economicamente indipendente, ovvero può mantenersi da sola, allora il marito non le deve niente.

E’ una rivoluzione. Indubbiamente. E già mi vedo tutte le ricche divorziate terrorizzate all’idea che i mariti possano appellarsi a questa sentenza per ottenere una revisione dell’assegno…. Paura, eh?

In realtà ho pensato prima quelle donne che hanno sacrificato la loro carriera per la famiglia, a vantaggio della carriera del marito, e scommetto siano tante, che in nome della libertà dovrebbero rinunciare a quello che avevano per vivere libere si, ma un po’ più povere. E mi son chiesta se sia giusto per loro, essere costrette a questa scelta. Mi è venuto in mente il film La guerra dei Roses, in cui lei aveva sacrificato la sua vita e la sua carriera all’ombra di un uomo ricco e potente, salvo poi con i figli grandi raggiungere l’indipendenza economica e quindi chiedere il divorzio. Oggetto del contendere la casa: lui sosteneva di aver pagato fino all’ultimo centesimo di ogni cosa, lei di aver scelto e arredato con suo gusto e aver comunque contribuito con il suo essere moglie e madre alla famiglia. Chi aveva ragione? Alle fine perdono entrambi, ma, chi aveva ragione? Questa sentenza dice che aveva ragione lui, ma io non ne son convinta.

Poi però mi son detta che si, che io, separandomi e lasciando la casa di famiglia, ho rinunciato a tantissimo, che io lavoro part-time da quando son nati i miei figli, per mia scelta e che avevo una sentenza di separazione che mi consegnava la casa di famiglia, quella che io e il mio ex marito avevamo realizzato e arredato insieme, con i soldi di entrambi, anche se sua. Ci ho rinunciato in nome della mia libertà e della pace. E ho rinunciato anche a chiedere un adeguamento dell’assegno per i bambini in vista del fatto che avrei pagato un affitto (cosa mai fatta in vita mia). Ci ho rinunciato in nome della libertà e della pace.

Per cui, si forse la sentenza della Cassazione farà solo bene alle donne. Forse non a quelle che si troveranno costrette tra una scelta di comodo e una soluzione drastica e definitiva, ma farà bene alle donne che cresciamo, perché farà capire loro che non devono rinunciare a se stesse in nome dell’amore per nessuno, nemmeno per i figli, che devono garantirsi in qualche modo, economicamente, indipendentemente da quanto sono innamorate e quanto credono nel per sempre.

Questa sentenza sul divorzio serve a dire una volta ancora che si, è bello sposarsi e crederci con tutte se stesse, io ci credevo che sarebbe stato per sempre, ma può finire. E se finisce noi donne dobbiamo essere in condizioni di poter stare bene, anzi di poter scegliere.

Perché il dubbio che mi rimane è che questa sentenza non lasci scelta a chi non ci ha pensato prima, a chi per anni ha rinunciato a se stessa.

La sentenza recita che bisogna “superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come `sistemazione definitiva” perché è “ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile”.

Ovvero sposatevi liberamente e amatevi liberamente e con responsabilità, ma non illudetevi che questo implichi una comunione di vita indissolubile, perché non è così. Il matrimonio non vi garantisce a vita. Garantitevi da sole!

Nell’immediato questa sentenza può sembrare iniqua per molte donne perché son convinta che le spingerà a restare dove sono, spaventate da una alternativa che non le garantisce, dall’altra però sono convinta che sia una svolta per le donne di domani, che devono a se stesse prima che a chiunque altro una visione più realistica e oggettiva delle cose, soprattutto quelle economiche.

Voi che ne pensate?

10 Comments

  • Mammapiky ha detto:

    Io la penso esattamente allo stesso modo!

  • Laura ha detto:

    Carissima, la penso esattamente come te.
    Ti dirò di più credo che questa sentenza, rivoluzionaria, non v’è dubbio, apra la strada ad una maggiore facilità nel completamento della separazione, ove molti uomini sopportano un matrimonio finito solo per la paura dell’adeguamento economico che consegue ad una separazione e ove molte donne, in quanto assegnatarie della casa coniugale, sottostanno a “maltrattamenti” spesso psicologici (ma non solo) perché non possono (e talvolta non vogliono) operare scelte diverse.
    Credo poi che il concetto della donna a carico del marito, seppur pietra miliare e importante della nostra società, sia oramai superato a causa di vincoli economici che spesso richiedono il doppio stipendio e anche della sacrosanta necessità, per le donne, di realizzarsi al di fuori della famiglia (spesso dopo aver studiato per tanti anni).
    Non entro nel merito di come stanno crescendo gli adulti di domani, se meglio o peggio di 30/40 anni fa quando le mamme casalinghe erano molte più che ora. Credo fortemente nel diritto di tutti (uomini e donne) a raggiungere la propria indipendenza economica e, contemporaneamente, di essere in grado di provvedere alla famiglia, così come sancito dalla Costituzione.
    Che questa sentenza sia una porta aperta sul futuro, un invito alle donne (di oggi e di domani) a non cercare il principe azzurro con la pentola d’oro ma piuttosto a cercare la loro strada, a trovare la loro realizzazione, consce che su quella strada troveranno, probabilmente, anche qualcuno con cui condividere un progetto di vita. Allo stesso tempo un invito agli uomini a condividere il peso economico del mantenimento familiare (che con i chiari di luna correnti non è un compito semplice), in cambio di una equa spartizione delle fatiche e dei compiti connessi proprio con la famiglia (educazione, crescita dei figli, manutenzione della casa).
    Come dico spesso, è vero che la natura vuole che i figli (di pancia) li possiamo partorire soltanto noi donne; è altrettanto vero che quella è la fatica minore. Cosa sono 9 mesi di “mamma to be” a fronte di una vita di mamma/papà per sempre?

    • MammaMoglieDonna ha detto:

      Laura come sempre grazie per i tuoi commenti! Per il tempo che ci dedichi meriterebbero un post a parte!
      Hai ragione, il rovescio della medaglia è un maggiore impegno familiare da parte degli uomini, ma sai che son convinta che sia comunque responsabilità della donna che per molti aspetti fa fatica a delegare (parlo per me) tenendosi il peso dei figli in nome di un atavico retaggio culturale. Tocca lavorarci tutti, ma si, la strada è quella buona.
      Grazie ancora per il tuo contributo!

  • Mimma ha detto:

    Era tanto che non capitavo da queste parti e mi ha colpito il tuo post . In primis per evoluzione tua vita che mi ero persa e poi per il tema trattato. Mia sorella però già 10 anni si senti dite che era in grado di essere indipendente, di cercarsi un lavoro. Confesso che rimasi un po’ male per lei. Si ritrovava con un bimbo piccolo, debiti lasciati dal marito , e nessuna entrata su cui contare . Lui non ha poi mai o quasi mai pagato nemmeno il mantenimento minimo del figlio . Tra l’altro era a pezzi, perché aveva scoperto il
    Tradimento e da lì era iniziato tutto. Non so si lo trovò giusto come provvedimento ma credo che ormai nella pratica lo fosss già comune . In bocca al lupo.

    • MammaMoglieDonna ha detto:

      Ciao Mimma, eh si… son successe un po’ di cose… ^_^
      Comunque si, hai ragione a dire che la sentenza afferma cose non nuovissime, la vera rivoluzione secondo me sarà per quei matrimoni ricchi e quei divorzi con assegni da capogiro… per i comuni mortali, per fortuna, cambierà poco.

  • Lella ha detto:

    Mio marito mi ha ha chiesto la separazione perché ora lui ha raggiunto i suoi obiettivi e io sono diventata un “peso”. Ho passato la mia vita a sostenerlo e a portare avanti il nostro progetto di famiglia ( visto che lui per lavoro era sempre all’estero). Ho lavorato fino a quando mio figlio ha cominciato ad avere problemi a scuola e ho capito che aveva bisogno della mia presenza a casa. Ora ho 50 anni, senza nulla e un ( ex) marito che gioisce per questa sentenza perché potrà liquidarmi con poco. Io trovo giusto il principio di questa sentenza ma sono molto preoccupata per gli effetti che avrà sulle famiglie. Le donne per garantirsi una sicurezza economica dovranno “parcheggiare” o affidare i figli per tutto il giorno ai nonni o a degli estranei o riempirli di attività extra scolastiche quando, a mio parere, bisognerebbe incentivare la possibilità alle donne di accudire i propri figli. Figli che si troveranno ad essere sempre più soli.

    • MammaMoglieDonna ha detto:

      Quella che descrivi è proprio una delle situazioni tipo che mi preoccupa di questa sentenza, ma voglio sperare che la giustizia sarà fatta comunque, che giudici saggi sapranno valutare la tua situazione e darti il giusto per quello che hai costruito nella tua vita.
      Per il resto, da un lato sono d’accordo con te, la società dovrebbe dare modo alle mamme di stare con i figli, se lo vogliono, io dico però che si può trovare il modo di fare un po’ e un po’ senza abbandonarli del tutto. La chiave è dividersi i compiti davvero con l’altro genitore e non decidere che sia la mamma per forza a dover stare dietro ai figli. Questa è la vera rivoluzione su cui noi donne dobbiamo lavorare.

      • lella ha detto:

        Hai ragione ma anche qui ci sono ancora grandi passi da fare. I miei fratelli, quando sono nati i loro figli, hanno preso il permesso di maternità per aiutare le loro mogli e per permettere loro di continuare le loro attività lavorative. Peccato che ne hanno pagato poi le conseguenze sul lavoro e hanno perso ogni possibilità di fare carriera.Non è ancora concepibile che un uomo faccia questo tipo di scelta.

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