Totti, l’ultimo capitano

Francesco Totti bacia la figlia Isabel dopo Roma-Genoa, la sua ultima partita con la Roma, 28 maggio 2017
(AP Photo/Alessandra Tarantino)

Scrivo di Totti oggi, io che romana da 14 anni, laziale da sempre, l’ho tante volte “odiato” per i suoi gol nei derby, per gli sfottò contro la mia Lazio.

Se ne possono dire tante di lui, che non abbia mai voluto innalzarsi oltre la borgata da cui veniva, che non abbia mai voluto rinunciare a quella romanità accentuata che lo ha sempre contraddistinto un po’ per comodo, un po’ per business.

Io non ho mai capito nemmeno se fosse forte davvero, perché al di la dei gol nel derby, non è che abbia mai fatto chissà cosa… ma ve lo dico, ho sempre ammirato il suo attaccamento alla Roma, un giocatore controcorrente, che avrebbe potuto misurarsi con altre sfide, altre maglie, altre città, ma ha scelto sempre e solo Roma e la Roma. Ho pensato tante volte che lo avesse fatto per paura, perché non si sentiva in grado, invece no. Sbagliavo. Totti ha scelto di rimanere a Roma perché è un giocatore di altri tempi, uno che crede nella maglia. Lui è l’ultimo capitano, l’ultima figura legata al calcio di una volta, quello della domenica allo stadio, quello delle magliette che attaccavi in cameretta e valevano per anni, non come ora che invece i giocatori un anno son qui e quello dopo son là. Quello di Totti era il calcio per cui valeva la pena emozionarsi, arrabbiarsi, piangere o ridere.

E io che non seguo più il calcio del business, ieri mi sono di nuovo emozionata con Totti. Forse è la nostalgia per un capitolo che si chiude o per un tempo che non c’è più, per una semplicità e genuinità (mi riferisco ancora al calcio di una volta) che non è più. Forse invece è davvero che io, laziale da sempre, ammiro l’uomo che si congeda con tanta passione, che riesce ad emozionarmi.

“Oggi questo tempo mi ha bussato sulle spalle e mi ha detto ‘domani sarai grande’, levati gli scarpini perché da oggi sei un uomo e non potrai sentire l’odore dell’erba così da vicino, il sole in faccia, l’adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini, state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia per andare a scuola? Mentre voi volete continuare a dormire e provate a riprendere il filo di quella storia e non ci si riesce mai? Stavolta non era un sogno, ma la realtà. ”

Ora è finita veramente. Sei stato dolcissimo ieri nel tuo discorso. Nelle tue parole di commiato c’è tutto quello che sei e sei stato. Un UOMO che non ha mai avuto paura di manifestare le sue emozioni e di essere se stesso.

Mi verrebbe da scrivere che chi vive fuori da questa città non può capire quello che sei e quello che sei stato e perché altre 100.000 persone ieri hanno pianto per te e con te allo stadio e fuori.

Ma invece no, impossibile non capirlo. Se lo capisco io che da tifosa avversaria me la son presa con te tante volte, lo possono capire tutti. Tutti quelli che hanno un cuore per amare. Non c’entra l’essere romani, non c’entra l’emotività del sud, quello di ieri è un uomo che ha amato con passione e dedizione, che si congedava dalla sua amata in modo struggente e appassionato. E se questo non commuove, beh… peggio per voi!

Addio capitano!

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