

L’AIUTO FONDAMENTALE DEI GENITORI PER I FIGLI
Elisa è contentissima per questa giornata un po’ più libera. Può finalmente prendersi un momento tranquillo da vivere con suo figlio. Ha deciso: lo porterà al parco dove potrà giocare con altri bambini della sua età! Nel suo progetto c’è solo serenità. In pratica, però, la realtà ci sorprende sempre. Si siede su una panchina del giardino pubblico, suo figlio inizia a giocare a calcio con altri amichetti e… ecco arrivare, dopo venti minuti, i pianti e le proteste! La sua squadra ha perso e lui non l’ha presa molto bene! Inizia a litigare con i compagni di gioco e con gli avversari! Piange, si arrabbia e per qualche minuto non rivolge la parola a nessuno.
A quanti di voi è capitato di vivere una scena simile?
E’ ancora vero il detto “L’importante è partecipare?”
Cosa avrà fatto Elisa, in seguito alle proteste accese del figlio?
Ogni fallimento determina nell’animo umano emozioni che si avvinano alla tristezza e alla frustrazione. A nessuno fa piacere perdere o rinunciare ad una bella vittoria con tanto di lodi e premi, tantomeno ai bambini! Tuttavia, di fronte ad una sconfitta ci sono differenti modi di reagire e pensare. Nello specifico, quando un bambino perde una partita ad un gioco, o fallisce in un compito scolastico, il genitore si può comportare in modo da amplificare la frustrazione legata all’evento o può provare a ridurla. Infatti, i piccoli imparano anche attraverso l’osservazione dei comportamenti degli adulti-punti di riferimento.
GENITORI COME MODELLI POSITIVI DI VITA
È fondamentale trasmettere ai bambini, fin dai primi anni di vita, una prospettiva positiva attraverso la quale vivere e pensare. Infatti, di fronte ad una sconfitta è naturale che vi sia l’attivazione di emozioni spiacevoli, ma le domande che ci dovremmo fare, e che dovremmo insegnare ai nostri bambini, sono:
“Come posso gestire questa emozione?”
“Che valore do a questo evento?”
“Quali strategie posso utilizzare per non farmi abbattere totalmente?”
Il percorso verso la definizione della prospettiva positiva deve avviarsi nei genitori, i quali, in seguito, possono trasmetterla ai figli diventando modelli positivi da imitare. L’obiettivo non è bloccare la nascita della tristezza o della rabbia dopo una sconfitta, ma mettere a punto delle strategie per riuscire a gestire queste emozioni spiacevoli.
Attenzione: insegnare ai bambini a gestire la tristezza e la frustrazione in seguito ad una sconfitta non è una sfida così semplice. A volte, è proprio il genitore a cadere nell’angoscia e nell’ ansia. Spesso accade che questa tensione dell’adulto venga proiettata direttamente sul piccolo, in modo totalmente involontario. L’obiettivo potrebbe essere quello di incoraggiare il figlio, ma il rischio è quello di sottolineare eccessivamente i suoi errori andando ad amplificare l’emozione negativa del bambino. Quanto fa bene questo feedback al piccolo? Implementare la frustrazione, già presente nel bambino, non è una strategia costruttiva. Questo non significa complimentarci con lui anche se ha commesso degli errori. Proviamo a pensare ad una soluzione alternativa …
POTREMMO DISTINGUERE VARIE FASI DELL’APPROCCIO COSTRUTTIVO DELL’ADULTO DI FRONTE ALLA SCONFITTA SUBITA DAL PROPRIO BAMBINO.
- Il genitore si potrebbe trasformare in un “occhio esterno” per aiutare il bambino ad elaborare l’evento che ha portato al fallimento. L’analisi dovrebbe essere condotta in un clima sereno e tranquillo con lo scopo di sostenere il bambino. Essenziale, dunque, è parlare insieme dell’accaduto per comprendere cosa è andato storto, cosa si poteva evitare e cosa, invece, è stato portato avanti in modo esemplare.
- L’adulto non dovrebbe ignorare le emozioni negative vissute dal bambino. Sarebbe importante utilizzare l’ascolto attivo, ovvero un ascolto teso alla comprensione profonda delle emozioni del piccolo, in modo da non ridicolizzarle. Le sue emozioni hanno importanza ed esistono, quindi dovremmo prenderle sul serio.
- A questo punto sarebbe utile agire in direzione “riduzione delle emozioni negative”. È importante alimentare la speranza per il futuro spiegando che le sconfitte sono naturali, che una volta si perde e una si vince e questo non va a cambiare il valore del bambino. In questo modo si ridimensiona l’emozione negativa e la sensazione catastrofica che può dare un fallimento.
UNA “SOLUZIONE TRAPPOLA”
La soluzione più efficace potrebbe sembrare quella di iperproteggere i nostri bambini prevenendo eventi spiacevoli come i fallimenti. Questa potrebbe essere la soluzione più semplice, ma sicuramente non quella più efficace e, a lungo termine, anche rischiosa. Perché? L’infanzia è per ogni bambino una palestra di vita, dove apprendere ad affrontare i problemi e le sfide. Se i genitori intervengono per evitare le situazioni critiche, il bambino non potrà allenarsi a contare sulle proprie risorse per affrontare un disagio. Il rischio è quello di diventare un adulto insicuro. Quando il bambino cade, e con le sue forze si rialza, sperimenta un senso di autoefficacia che lo porta a pensare: “Ce l’ho fatta! Da solo ho risolto questo problema! Ho perso, ma la prossima volta potrà andare meglio!”. In questo modo, un fallimento si trasforma in un punto di ripartenza e il bagaglio delle esperienze diventa sempre più ricco!
Insegniamo ai nostri bambini che nella vita si può cadere, ma l’importante è trovare un modo per rialzarsi e per imparare da queste cadute!!
Dott.ssa Cristina Minotti
Libri per bambini per imparare a perdere
La gara, La Valentina Edizioni.

Dott.ssa Cristina Minotti, Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione
Laureata all’Università degli Studi di Firenze, ho aperto il mio studio privato di psicologia! Lavoro con i bambini e adolescenti, con le loro famiglie e con i loro insegnanti. Gli ambiti nei quali mi muovo sono differenti: disturbi specifici dell’apprendimento, difficoltà di apprendimento, difficoltà scolastiche, orientamento scolastico e professionale, difficoltà relazionali e affettive e difficoltà familiari. Cosa non troverete nei miei articoli? Non vi offrirò delle ricette e non vi dirò “dovete fare così!”. Ogni persona, bambino e famiglia è un’entità unica con specifiche caratteristiche, dunque, non possiamo sempre generalizzare. Tuttavia, vi offrirò delle conoscenze derivanti da celebri studi e dalla mia esperienza per delineare una strada che sostenga il pensiero di voi lettori, che vi porti ad interrogarvi e a riflettere su alcuni comportamenti o problemi che interessano la sfera familiare e quella infantile. CristinaMinotti.it IG: @cristinaminotti_

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